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FOIBE/ Quella strage scomoda che la politica ci ha fatto dimenticare

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Il presidente Napolitano le ha commemorate ieri, durante il giorno dedicato alla loro memoria. Si tratta della strage delle foibe, il genocidio italiano. Le foibe, come molti fenomeni di pulizia etnica perpetrati dai cosiddetti “vincitori”, sono state a lungo e volutamente dimenticate. Per motivi di quieto vivere da una parte politica e di connivenza dall’altra. Oggi, dopo quasi 70 anni da quelle efferatezze, se ne torna a parlare. Si parla del crimine demandando la responsabilità a non meglio precisate “forme di rimozione diplomatica”, non ancora specificando nomi e cognomi dei responsabili. Abbiamo interpellato in merito il professor Roberto Spazzali, da anni studioso dell’argomento intorno al quale ha pubblicato numerosi volumi di ricerca e opere divulgative.

 

Professor Spazzali, la parola “foibe”, evoca in numerosi casi ancora oggi un’idea confusa rispetto a quanto in realtà sta a significare sotto un profilo storico. Può darcene una definizione sintetica?

 

Molto semplicemente le foibe in sé non sono altro che cavità naturali scavatesi nella roccia lungo le regioni carsiche. Cavità dove vennero gettate migliaia di persone, italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia, e lasciate morire di stenti. Per estensione con la parola “foibe” si indicano appunto questi delitti. Si tratta di crimini perpetrati nell’Istria nell’autunno del 1943 in una prima fase e successivamente ripresi alla fine della seconda guerra mondiale nel maggio-giugno del 1945.

 

Crimini perpetrati da chi? E per quale motivo?

 

Sostanzialmente perpetrati da forze che si appellavano e guardavano come punto di riferimento il movimento di liberazione jugoslavo o, nello specifico, sloveno o croato.  Forze che erano animate da attivisti comunisti italiani, sloveni e croati. Obiettivo principale di questi massacri era la società istriana in sé. Soprattutto coloro che di questa società potevano rappresentare dei punti di riferimento, i borghesi, i maggiorenti del potere politico e delle istituzioni. Il motivo è semplice: si voleva decapitare la società dell’Istria, e più tardi dell’intera Venezia Giulia, di modo da accelerare il processo di annessione di queste regioni alla futura Jugoslavia che Tito stava costruendo sulla lotta di liberazione.

 

Quindi non fu una lotta al Fascismo, ma alla società istriana

 

Certo che sì. Il Fascismo era oramai sconfitto. Preoccupazione degli stragisti fu quella di sbarazzarsi di coloro che potevano porsi come ostacolo all’annessione di Istria e Dalmazia al territorio jugoslavo. Vittime delle foibe furono dunque non soltanto i fascisti, ma soprattutto gli esponenti del Comitato di Liberazione Nazionale, i democratici, gli stessi antifascisti partigiani che però si opponevano a un disegno annessionistico.

 

Si può comprendere, sebbene a fatica, un oblio causato dal trascorrere degli anni. Più sorprendente è il silenzio, l’omertà con la quale gli italiani di allora vissero quel fenomeno di cui in parte erano a conoscenza. Come si spiega questo tipo di comportamento?

 

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