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ARTE/ Così le immagini dell’imitazione di Cristo raccontano il cuore dell’uomo

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Uno dei contributi più nuovi del saggio è infine la collazione e valutazione delle fonti dell’Inquisizione cinquecentesca, nelle sue varie riprese tra l’Index milanese e quello romano fino al 1600. Tale bagaglio di conoscenze ricorre in più punti dello studio, con funzione di supporto dimostrativo e documentario alle teorie esposte.

Imitatio è d’altronde il riflesso di alcuni studi storici avanzati da un paio di decenni, che dapprima in Europa e poi in America si sono interessati al rapporto tra cultura materiale e pratica devota. Non solo l’attuale antropologia dell’immagine, per esempio con Georges Didi-Huberman o Hans Belting, ma anche la più affermata storia della cultura materiale (sin dalla Scuola parigina degli Annales, da Febvre fino agli ultimi rappresentanti, Georges Duby e Jacques Le Goff), e gli studi di storia del Cristianesimo, anche laddove collocati piuttosto in linea con la tradizione, conducono sempre di più a una interpretazione e decifrazione transculturale delle pratiche della devozione.

Per la nascita del libro, all’origine hanno costituito un forte impulso alla riconsiderazione del tema anche gli studi di storia religiosa influenzati o direttamente inaugurati da studiosi della portata per es. di André Vauchez e Philippe Ariès, e poi da altri di ambito olandese, meno celebri ma altrettanto rilevanti che vale proprio la pena di rileggere oggi, sulla cultura devota nella regione Fiandra-Paesi Bassi (Leendert Breure, Petty Bange).

 

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