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ARTE/ Così le immagini dell’imitazione di Cristo raccontano il cuore dell’uomo

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L’apparentemente semplice, iniziale raccolta di materiale figurativo di ambito devoto, anche di provenienza non sempre colta o aulica (come la xilografia, l’illustrazione del libro di uso liturgico - breviari, messali, e simili -, l’araldica o anche la scultura architettonica degli edifici) tuttavia, nel corso della scrittura del libro e in seguito all’incontro con gli studiosi di storia dell’arte sacra di ambito tedesco (Otto von Simson, Rudolf Preimesberger, o i primi studi di Horst Bredekamp sull’iconoclastia nel Quattro e Cinquecento; o anche con conservatori di musei attivi in ambito di ricerca, come Jochen Sander) e l’acquisizione dei diversi metodi di studio dell’immagine artistica in quanto documento storico, è sfociata in uno studio di altro e più definito orientamento di metodo.

Infatti, una delle tesi del testo è che il valore spirituale (considerato come non sempre esclusivamente cristiano) della figurazione debba esser scoperto e rigorosamente analizzato allo scopo di poter effettuare letture storiche sostanzialmente inedite sia per il Rinascimento, sia per tutta la prima Età Moderna, con particolare efficacia per una rivalutazione del ruolo dell’eterodossia o dell’eresia nella storia dell’arte e in generale nel passato europeo, in quanto sintomi di tensioni fondamentali alberganti al cuore stesso delle confessioni religiose da sempre.



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