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IDEE/ Chesterton, Tolkien e Virginia Woolf: l’imprevedibile sorpresa del nichilismo

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Ma si tratta di un superamento che non è mai di tipo ideologico e rifugge al tempo stesso da ogni demonizzazione a buon mercato: al contrario, si tratta di un viaggio affascinante attraverso alcuni momenti emblematici della tradizione inglese, in cui più si avverte la sfida e la posta in gioco del nostro tempo. Come scriveva la Woolf nel 1939, le nostre giornate sono avvolte dal non-essere come «una sorta di ovatta senza contorni», e tutto il problema dell’esistenza consiste nel cogliere i momenti in cui le cose si fanno trasparenti e «la penna trova la traccia», quei «momenti di essere» in cui all’improvviso, per un evento che ci sorprende o ci assale, il fondo dell’essere diviene visibile e «la poesia diviene realtà». Si può capire allora che «esiste un disegno dietro l’ovatta».

Virginia Woolf testimonia in maniera vertiginosa, attraverso il lavoro della scrittura, l’acutezza di questa domanda di essere, di questo bisogno di realtà, che trafigge ogni resa e anima nascostamente ogni scontento, riaffermando ogni volta di fronte al «nulla» la «festa della vita». Seguendo il filo della narrazione come principio di comprensione del nichilismo, Liuzzi propone poi un’originale lettura dell’opera di un grande contemporaneo della Woolf, G.K. Chesterton, che nella sua «filosofia delle fiabe» mostra quel filo come una traccia che può portarci al centro nascosto del «labirinto». Qui l’io ritrova il suo volto misterioso dietro le contraffazioni di tutte le analisi che puntano sull’inconsistenza e sulla «negatività» di sé e della realtà, scoprendo nel mondo incantato della fiaba la raffigurazione di quello che il Cristianesimo ha portato come principio culturale nuovo, vale a dire il rapporto inscindibile e paradossale tra il calcolabile e l’incalcolabile, tra il meccanico e il gratuito, tra l’incanto e il disincanto, o se si vuole tra il mondo e Dio.

 

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COMMENTI
23/02/2010 - splendido (attilio sangiani)

ho sempre pensato che il nichilismo,(cui Nietzsche è approdato definitivamente con il "frammento di Lenzerheide",con il quale abbandona anche la teoria dell' "eterno ritorno di tutte le cose ")ha la funzione di fare " piazza pulita" di tutte le posizioni ambigue,equivoche,intermedie fra il "totale non-senso e irrimediabile finitezza del mondo in cui siamo stati gettati ",da una parte,e,dall'altra,alla apertura e gioiosa accoglienza alla salvezza vera,unica,offerta dal Cristo,Verbo Incarnato.