BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Chesterton, Tolkien e Virginia Woolf: l’imprevedibile sorpresa del nichilismo

Pubblicazione:

nulla2R375_06ott08.jpg

 

E sarà attraverso la lettura di un altro importante autore fiabesco, J.R.R. Tolkien (per il quale però la fiaba rappresenta la vera realtà), che si radicalizzerà questa visione del nichilismo come dramma permanente della libertà umana, luogo in cui l’io è sempre di fronte a un abisso inevitabile, cioè alla decisione se riconoscere e aderire alla positività imprevedibile delle cose o negarla e prendere congedo dall’essere.

Il libretto contiene anche due capitoli su altrettanti film (anch’essi inglesi), visti come documentazione di questa particolare ermeneutica del nichilismo, vale a dire Quel che resta del giorno, di James Ivory (tratto dal bel romanzo di Kazuo Ishiguro) e 84, Charing Cross Road, di David Jones, tratto da un carteggio tra la scrittrice americana Helene Hanff e un semplice impiegato in una libreria antiquaria di Londra. In entrambi risuona l’interrogativo che più sta a cuore all’autrice: il nichilismo è il nostro destino o è una via, paradossale quanto inaspettata, per riscoprire che il destino del nichilismo è l’evento sorprendente dell’essere?

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
23/02/2010 - splendido (attilio sangiani)

ho sempre pensato che il nichilismo,(cui Nietzsche è approdato definitivamente con il "frammento di Lenzerheide",con il quale abbandona anche la teoria dell' "eterno ritorno di tutte le cose ")ha la funzione di fare " piazza pulita" di tutte le posizioni ambigue,equivoche,intermedie fra il "totale non-senso e irrimediabile finitezza del mondo in cui siamo stati gettati ",da una parte,e,dall'altra,alla apertura e gioiosa accoglienza alla salvezza vera,unica,offerta dal Cristo,Verbo Incarnato.