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LETTERATURA/ Il Dio di Conrad, un "compagno segreto" che salva gli uomini dal mare

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Il compagno segreto di Conrad si presta alla serie di interpretazioni proprie delle opere riuscite. La storia, magistralmente raccontata, narra che durante la sua prima esperienza di comandante di una nave, il protagonista ospita a bordo, di nascosto, un naufrago, che gli si rivela come un ufficiale che su un’altra imbarcazione aveva assassinato un uomo e aveva trovato scampo in mare. Nei pochi giorni di vita a bordo i due uomini, singolarmente somiglianti, vivono un legame segreto.

Si può leggere il racconto come una storia della salvezza vista dalla parte di Dio, con i rischi, le sofferenze, le incomprensioni, le lotte, le astuzie che egli vive dal momento in cui un uomo si attacca alla scala di corda lanciata dalla nave ed egli decide di ospitarlo.

Quasi si immedesima con lui, tanto lo trova somigliante a sé: hanno fatto persino la stessa scuola ufficiali, anche se in anni diversi. Uno sul ponte di comando, l’altro immobile nella cabina per non farsi scorgere da nessuno a bordo. Uno appare così nervoso che i suoi ufficiali lo trovano strano, l’altro ubbidisce ed esegue. E ogni tanto, bisbigliando per non farsi sentire da nessuno, parlano. E ce la fanno: fino alla fine, quando l’uomo ritroverà in mare la propria libertà, nessuno scoprirà niente. La storia resterà un segreto per l’equipaggio, la colpa non potrà essere punita dal capitano della nave sulla quale è stata commessa, anche dopo che, da nemico, egli è venuto, invano, a cercarlo lì. Dio l’ha ben nascosto.

Solo Lui ne conosce la storia e la racconta in prima persona. Alla fine il colpevole potrà salvarsi, raggiungendo un’isola, dopo essersi calato nell’acqua per scontare la sua punizione: un uomo libero, un orgoglioso nuotatore che si dirigeva, a bracciate, verso un nuovo destino. Il capitano gli getta il suo cappello bianco, che galleggia sulla distesa scura dell’acqua: espressione della mia improvvisa pietà per la sua carne nuda.

 

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