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GALILEO/ Così la Chiesa combatté la deriva protestante, non la teoria eliocentrica

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L’ingiunzione del febbraio 1633 di presentarsi davanti al Sant’Uffizio, che avrebbe portato al processo e all’abiura, si spiega proprio alla luce del fatto che Galilei, nel Dialogo sui massimi sistemi (1632), fece di tutto per non considerare l’eliocentrismo come mera ipotesi: in quell’occasione il papa Urbano VIII (quel Maffeo Barberini che nel 1611 si era convinto dell’eliocentrismo dopo aver guardato nel cannocchiale messogli a disposizione dallo scienziato pisano) affermò che Galilei era suo amico, ma che «i sentimenti personali andavano accantonati al fine di contribuire “a riparare a ogni pericolo per il cattolicesimo”».



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COMMENTI
05/02/2010 - scienza e fede (Cristina Salanitri)

E' incredibile ma si dimentica una cosa semplicissima: la separazione tra scienza e fede ed il rispetto per la libertà di ricerca (e di pensiero) che nulla dovrebbe avere a che fare con la difesa (sacrosanta) di una fede. Se la deriva protestante fosse stata combattuta sul piano etico-religioso (e non su quello politico o scientifico)il nostro Galileo non avrebbe dovuto subire l'umiliazione dell'abiura. Chi confonde però il concetto di autorità spirituale con quella di potere (che per sua natura comporta una forma di dominio anche se legittimo)continua a voler trovare una conciliazione tra scienza e fede che finisce però per garantire una superiorità della seconda, giustificando gli errori più clamorosi. Con buona pace della libertà di scelta.

 
04/02/2010 - Che rischio! (andrea altana)

"...rischiava di fare il gioco di una visione nella quale la fede lasciava alla ragione campo libero per svilupparsi del tutto autonomamente..." Quale terribile rischio! Fortuna che ci ha pensato la Chiesa perseguitando Galileo.