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GALILEO/ Così la Chiesa combatté la deriva protestante, non la teoria eliocentrica

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A quattrocento anni da quando, nel 1609, Galileo Galilei puntò il cannocchiale verso il cielo ed effettuò le osservazioni astronomiche che misero in crisi il sistema geocentrico tolemaico, essere con Galileo, ma (nello stesso tempo) andare oltre Galileo significa affrontare la vicenda che nel 1633 portò alla condanna dello scienziato pisano da parte del Tribunale dell’Inquisizione in un’ottica diversa da quella che contrappone un Galileo campione di una assoluta libertà di pensiero a una Chiesa oscurantista e incapace di stare al passo con l’evoluzione intellettuale. Lo fa il volume di Luigi Negri e Franco Torniaghi Con Galileo. Oltre Galileo.

Uno dei “meriti” del lavoro, che affianca l’inquadramento teologico-filosofico dell’intera questione alla precisione della ricostruzione storica (condotta da Franco Tornaghi, storico e docente di matematica) è infatti quello di essere un tentativo di comprendere non soltanto le ragioni della Chiesa, ma anche la personalità di Galilei, che non può essere ricondotta esclusivamente all’aspetto scientifico.

E ciò perché a essere in gioco, nel turbine di motivazioni che portarono alla condanna del 1633, era non tanto la questione dell’eliocentrismo, quanto la questione (di portata ben più ampia) che interessava gli ambiti della teologia, della filosofia, dell’appartenenza ecclesiale e dell’esegesi.

Negri sostiene infatti che, dietro la pur corretta considerazione galileiana secondo la quale i passi della Scrittura che sembrerebbero deporre a favore del geocentrismo dovevano essere interpretati solo come strada per arrivare a Dio e non come prova di carattere scientifico, poteva celarsi il rischio di «ridurre la portata del cattolicesimo» attraverso la riduzione della Scrittura a movente di un sentimento soggettivo di salvezza, perdendone quel nesso (da sempre rivendicato dalla Chiesa) con l’intera complessità del vivere umano.

 

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COMMENTI
05/02/2010 - scienza e fede (Cristina Salanitri)

E' incredibile ma si dimentica una cosa semplicissima: la separazione tra scienza e fede ed il rispetto per la libertà di ricerca (e di pensiero) che nulla dovrebbe avere a che fare con la difesa (sacrosanta) di una fede. Se la deriva protestante fosse stata combattuta sul piano etico-religioso (e non su quello politico o scientifico)il nostro Galileo non avrebbe dovuto subire l'umiliazione dell'abiura. Chi confonde però il concetto di autorità spirituale con quella di potere (che per sua natura comporta una forma di dominio anche se legittimo)continua a voler trovare una conciliazione tra scienza e fede che finisce però per garantire una superiorità della seconda, giustificando gli errori più clamorosi. Con buona pace della libertà di scelta.

 
04/02/2010 - Che rischio! (andrea altana)

"...rischiava di fare il gioco di una visione nella quale la fede lasciava alla ragione campo libero per svilupparsi del tutto autonomamente..." Quale terribile rischio! Fortuna che ci ha pensato la Chiesa perseguitando Galileo.