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ARTE/ Roberto Longhi, il critico che insegnò Caravaggio all’Italia

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Longhi praticava, ed insegnava ai suoi allievi, un preliminare rigoroso lavoro filologico che mirava a un attento inquadramento storico, e a un profondo scavo per la ricostruzione delle singole personalità, con il sostegno di una sicura documentazione; ad esso era associato l’esempio di un incontro diretto con l’opera, vivo ed esperienziale, non accademico.

La passione per il mondo dell’arte come luogo di continua scoperta portò all’arricchimento progressivo della sua raccolta personale di oggetti artistici acquisiti nei frequenti viaggi di ricerca.

Longhi più volte aveva dichiarato di non voler definire “collezione” ciò che aveva acquistato, ma semplicemente “raccolta”; essa era frutto della sua passione coltivata fin dagli anni giovanili e strumento di lavoro ed esercizio critico per sé ed i suoi allievi.

Molti acquisti favorevoli furono fatti proprio in virtù del suo interesse di studioso ed appassionato nei confronti di opere che solo molto tempo dopo furono riconosciute dalla critica e dall’opinione pubblica nel loro legittimo valore.

Alla sua morte nel 1970 per volontà testamentaria ha lasciato “per vantaggio delle giovani generazioni” la collezione d'arte, la fototeca (70.000 fotografie) e il patrimonio documentario e librario (36.000 volumi) oggi custoditi nella villa fiorentina “Il Tasso” dove ha sede la Fondazione che porta il suo nome.

Alla sua geniale sensibilità si deve il merito di aver avviato alcune decisive operazioni critiche che hanno portato alla riscoperta di artisti o ambiti culturali tradizionalmente considerati secondari, tra cui: la stagione tardogotica bolognese; il ruolo centrale di Piero della Francesca nella pittura del XV secolo; il Rinascimento ferrarese, il Rinascimento dell’area veneto - lombarda e in genere dell’Italia settentrionale quali anime alternative al Rinascimento fiorentino; artisti italiani degli anni ’30 del Novecento, primo tra tutti il solitario Giorgio Morandi cui fu legato anche da una grande amicizia.

In particolare Roberto Longhi fu anima e protagonista della rivalutazione della figura di Caravaggio come grande rivoluzionario del realismo così come oggi è comunemente riconosciuto. Da qui egli ha anche costruito la prima struttura storiografica della cerchia dell’artista lombardo, e della grande stagione dei caravaggeschi, anche nordici.

 

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