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IDEE/ Via la letteratura da scuola per salvare la cultura italiana

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La mia proposta presume che ci sia un periodo iniziale non facoltativo di uno o due mesi. A inizio anno si proporrebbe di seguire il corso di letteratura. E i professori che riuscissero ad appassionare, a motivare il perché studiare la nostra letteratura, avrebbero poi tutti gli studenti che vogliono. Qui sta il rischio e la sfida. Ciò incentiverebbe gli insegnanti a lavorare con maggior passione. È ovvio che si tratterebbe di un rischio, ma è una scommessa che potrebbe scalzare finalmente quella esagerata tranquillità con la quale si impartiscono fredde lezioni superficiali tutti i giorni a migliaia di studenti. Finalmente l’insegnamento si riscatterebbe dal solito tran tran.

 

A partire dalla sua proposta, e quindi dalla sua denuncia, a quali cause attribuisce la perdita di interesse per la letteratura e la poesia?

 

Diciamo che c’è un’inadeguatezza nella formazione universitaria e conseguentemente della scuola a far percepire la bellezza e il valore di tali argomenti. Personalmente credo poco ai sociologismi, alla ricerca delle cause sociali. Ciò non toglie che, almeno parlando in termini nazionali, siamo in un’epoca in cui il superficiale e il banale dettano legge. È vero che quando Piersilvio definisce Maria de Filippi un “genio” i sintomi di un disastro culturale sono più che evidenti. Ciò non toglie le responsabilità oggettive del sistema scolastico che non può comunque fare lo scaricabarile dando la colpa alla società.

 

Sembra però che la piaga culturale affligga più o meno tutto il mondo occidentale e non solo l’Italia. Crede che ciò sia vero o come Paese siamo particolarmente colpiti da questa nefasta tendenza?

 

Assolutamente no, non è un fenomeno italiano o meglio solo italiano. Tant’è che la mia proposta ricalca quella quasi identica di uno scrittore statunitense che provocatoriamente ha lanciato l’idea di non insegnare più la letteratura nei licei e di sostituirne le lezioni con la lettura di 10 o 20 libri l’anno. D’altra parte anche in Europa la situazione non è delle più rosee, basti pensare alla grande condanna lanciata da Todorov a proposito della situazione culturale francese.

 

Una domanda che fa da contraltare alla sua proposta: c’è qualche cosa nell’attuale programma che invece cancellerebbe a prescindere dall’insegnamento?

 

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COMMENTI
14/02/2010 - scuola e letteratura (Carlo Bortolozzo)

Ho già avuto modo di discutere su questo argomento con Rondoni, anche pubblicamente, per manifestare la mia assoluta contrarietà. Voglio considerare il suo articolo come una proposta e non una pura provocazione, di cui la scuola non ha nessun bisogno. Bisogna intanto considerare che l'insegnamento di italiano è costituito da due ambiti: educazione linguistica e educazione letteraria. Se ci fosse tolta quest'ultima, cosa resterebbe? Solo la "grammatica" e i laboratori di scrittura? Io personalmente cambierei mestiere. Secondo: perchè rendere facoltativo solo l'insegnamento della letteratura e non anche quello di latino, filosofia, matematica etc? Come già sottolineato da Laura Cioni, sarebbe facilmente prevedibile una fuga degli studenti da queste discipline. Sulla base della mia lunga esperienza di insegnante alle superiori, posso affermare che le lezioni di letteratura sono le più gradite; anch'io, come insegnante, non saprei rinunciare a questa attività. Esistono molti docenti appassionati del proprio lavoro che comunicano in modo ragionevole e entusiastico; certo, esiste il problema della didattica della letteratura (ma forse maggiormente all'Università)ma mi sembra che Rondoni voglia risolvere il problema eliminandolo. Si tratta invece di diffondere le buone pratiche di insegnamento già esistenti. Infine, non per fare sociologismi, però spesso la scuola è lasciata sola, anche dagli intellettuali, su questo terreno: siamo passati dai Fratelli Karamazov al Grande Fratello.