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IDEE/ Via la letteratura da scuola per salvare la cultura italiana

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Anche sotto questo aspetto le proposte si sono sprecate. Certo è che al disinteresse degli studenti si reagisce denunciando la mancanza di novità dei programmi. Io non sono di questo avviso. Secondo me non esiste un periodo o un movimento letterario che non andrebbe studiato. Nella letteratura come nell’arte in genere il metodo della preferenza è assolutamente valido. Ma dalla preferenza per determinate correnti o opere è possibile risalire a una visione totale della letteratura. Una lettura appassionata di Ungaretti ad esempio può avvicinare a una migliore comprensione del Barocco.

 

La sua è una proposta che interessa la scuola, ma è certamente orientata verso una preoccupazione culturale più generale. Perché dunque “prendersela” in particolare con l’istituzione scolastica?

 

In parte ho già risposto prima. In realtà non me la prendo con la scuola e, lo ripeto, sono convinto che esistano moltissimi bravi professori. È vero che la scuola è però per la stragrande maggioranza dei casi il luogo della mortificazione della letteratura. Questo perché la scuola è caratterizzata da un immobilismo inguaribile, un luogo dove la preoccupazione professionale super di gran lunga quella educativa, dove il reclutamento degli insegnanti avviene attraverso dottorati, concorsi eccetera. Non farei la stessa proposta per l’insegnamento della matematica o della stessa grammatica italiana. Ma per la letteratura sì. Rendere di nuovo affascinanti Dante e Petrarca è un favore che si fa alla cultura italiana.



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COMMENTI
14/02/2010 - scuola e letteratura (Carlo Bortolozzo)

Ho già avuto modo di discutere su questo argomento con Rondoni, anche pubblicamente, per manifestare la mia assoluta contrarietà. Voglio considerare il suo articolo come una proposta e non una pura provocazione, di cui la scuola non ha nessun bisogno. Bisogna intanto considerare che l'insegnamento di italiano è costituito da due ambiti: educazione linguistica e educazione letteraria. Se ci fosse tolta quest'ultima, cosa resterebbe? Solo la "grammatica" e i laboratori di scrittura? Io personalmente cambierei mestiere. Secondo: perchè rendere facoltativo solo l'insegnamento della letteratura e non anche quello di latino, filosofia, matematica etc? Come già sottolineato da Laura Cioni, sarebbe facilmente prevedibile una fuga degli studenti da queste discipline. Sulla base della mia lunga esperienza di insegnante alle superiori, posso affermare che le lezioni di letteratura sono le più gradite; anch'io, come insegnante, non saprei rinunciare a questa attività. Esistono molti docenti appassionati del proprio lavoro che comunicano in modo ragionevole e entusiastico; certo, esiste il problema della didattica della letteratura (ma forse maggiormente all'Università)ma mi sembra che Rondoni voglia risolvere il problema eliminandolo. Si tratta invece di diffondere le buone pratiche di insegnamento già esistenti. Infine, non per fare sociologismi, però spesso la scuola è lasciata sola, anche dagli intellettuali, su questo terreno: siamo passati dai Fratelli Karamazov al Grande Fratello.