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GOOGLE/ Il web come la democrazia: la libertà senza legami provoca esiti disumani

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Ratzinger continua: «Il fine implicito di tutti i movimenti di liberazione moderni è di essere finalmente come un Dio, non dipendenti da nulla e da nessuno, non limitati nella propria libertà da nessuna libertà estranea. […] Essere totalmente liberi, senza la concorrenza di altre libertà, senza un “da” e un “per”, nasconde non un’immagine di Dio, ma di un idolo. L’errore originario di tali radicalizzate volontà di libertà sta nell’idea di una divinità che è concepita in modo puramente egoistico. Il Dio pensato così non è un Dio, ma un idolo, anzi l’immagine di colui che la tradizione cristiana chiamerebbe il diavolo — l’anti-dio —, perché in esso si trova proprio l’opposto radicale del vero Dio: il vero Dio è per sua essenza totalmente “essere-per” (Padre), “essere-da” (Figlio) ed “essere-con”(Spirito Santo)».


Da questo passo si può comprendere, in modo pienamente laico, ciò che manca alla concezione autonomistica della libertà. Manca l’altro, che non è l’inferno, ma il fratello. Manca ciò che, nell’esperienza universale degli uomini, è il bene più prezioso: la possibilità di una coesistenza delle libertà. Nei casi più belli e profondi, questa coesistenza prende il nome di amicizia.

 

Ricordiamo allora da dove siamo partiti: dall’affermazione degli avvocati di Google che la condanna del 24 febbraio è un «un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet».


Ratzinger sostiene che occorre pensare la libertà a partire dalla comunità reale, concreta, in cui si vive. Attraverso questa riflessione, si vede che un uomo non può concepire la propria libertà a prescindere da quella di sua moglie, dei suoi figli, della sua città, del suo paese. Un paese non può legittimamente pensare la propria libertà e i propri diritti a prescindere dai rapporti con altre nazioni e con gli uomini e le donne che vi abitano. E una azienda di estensione globale, che fattura più del PIL di molti paesi, non può illudersi di poter “offrire servizi” senza tenere alcun conto di come questi servizi vengono usati. E’ il principio della responsabilità, contrassegno dell’uscita dall’adolescenza e l’ingresso nella maturità. Questa responsabilità non è altro che il riconoscimento cordiale e onesto della verità dei fatti: l’uomo non nasce da solo e non vive da solo.

 



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