BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Marrou lettore di Agostino: dove non possiamo capire non resta che sperare

Pubblicazione:

De_civitate_Dei_R375.jpg

In Teologia della storia, apparso nel 1968, H. I. Marrou, nato nel 1904 e morto nel 1977, offre i risultati della sua riflessione di storico e di cristiano, attorno ai temi della relazione tra tempo ed eternità, tra Chiesa della storia e Gerusalemme celeste, tra impegno nel mondo ed escatologia.

 

Il tempo per l’uomo di fede è scandito dalla venuta di Cristo e dall’attesa che Cristo ritorni. Il compito della Chiesa tra queste due venute è quello di ripetere l’annuncio buono della salvezza. Perciò al cristiano non è chiesto di dimenticare la storia, ma di impegnarsi in essa per proseguire l’opera di Dio.

 

La risposta più geniale e più equilibrata agli interrogativi che nascono si trova nel De civitate Dei di sant’Agostino, là dove parla della civitas Dei e della civitas terrena che le si oppone: "due diversi amori generano le due città: l’amore di sé, portato fino al disprezzo di Dio, generò la città terrena; l’amore di Dio, portato fino al disprezzo di sé, generò la città celeste".

 

Per poter pensare questa realtà complessa occorre immaginare una polifonia: due temi vi si sovrappongono ad ogni istante, quello esaltante della città di Dio che si costruisce a poco a poco e sale verso la gioia del suo compimento, attraverso mille lotte e persecuzioni, e quello contraddittorio in una dissonanza mai risolta che proviene dalla città terrena.

 

CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO PER PROSEGUIRE LA LETTURA DELL'ARTICOLO



  PAG. SUCC. >