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IDEE/ La lezione di McIntyre ai "maestri del sospetto" che considerano il bene comune un'ideologia

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 Si tratta della scoperta di un’appartenenza reciproca che riguarda il livello stesso della pratica della razionalità. Per dirla con Gaber: «l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé». Ne consegue che le mie domande divengono: "che posto dobbiamo dare nella nostra vita ai beni di ciascuna delle attività in cui siamo impegnati? Qual è la vita migliore per noi?".


Ecco allora dov’è innanzitutto il bene comune. L’ordinamento dei beni, processo interiore ma allo stesso tempo intersoggettivo, costituisce esso stesso il bene comune. E’ così che nasce il legame civile. Si tratta di una comunità non fondata su una comune origine etnica o linguistica o religiosa. E’ una comunità costituita da un tessuto di tipo discorsivo, da un legame di tipo razionale che precede e genera la sfera politica.


La crisi del bene comune oggi è data dal fatto che il discorso in merito a tali questioni decisive per ogni individuo è falsato dal linguaggio distorto dei mass media, da un dibattito pubblico che non mette a tema le esigenze e le evidenze fondamentali della vita, colte dai molteplici punti di vista individuali, ma si concentra su ciò che fa più comodo al Potere.

 

L’attenzione oramai ossessiva sulla corruzione vera o presunta di chi si occupa della cosa pubblica (a qualsiasi colore politico appartenga) impedisce che si sviluppi quel discorso che riguarda ciò che interessa maggiormente le nostre esistenze individuali. Le evidenze e le esigenze fondamentali vanno a farsi benedire quando il problema diviene quello di individuare il capro espiatorio di turno cui addossare la responsabilità dell’inautenticità e della insoddisfazione della nostra vita.


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