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IDEE/ La lezione di McIntyre ai "maestri del sospetto" che considerano il bene comune un'ideologia

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 Occorre invece che i responsabili della cosa pubblica proteggano l’autentico bene comune sostenendo sussidiariamente quelle forme di vita e quelle attività dove di esso si fa esperienza: comunità, scuole, associazioni no profit, aziende familiari.


Alla fine della sua opera più celebre, Dopo la virtù (1981), parlando della nscita del monachesimo occidentale all’inizio del Medioevo, MacIntyre scrisse: «Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. Il compito invece che si prefissero (spesso senza rendersi conto pienamente di ciò che stavano facendo) fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e di oscurità».


Mutatis mutandis siamo in una situazione per certi versi simile. Per rendere possibile la salvaguardia e lo sviluppo di forme di comunità simili, in cui vive e opera il bene comune, vale la pena persino impegnarsi in una campagna elettorale.

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