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STORIA/ Non solo ideologia del dominio: è stato il diritto a "salvare" la missione di Roma

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Ma già alla fine del II secolo sorgono elementi di disagio: perplessità per conquiste non indispensabili, conflitti politici ed economici, lotte ideologiche fra innovatori e sostenitori delle antiche fedi e degli antichi costumi, alcune vicende militari che mettono in dubbio l’integrità della classe dirigente. E nel primo secolo il prevalere degli interessi individuali porta a tre guerre civili e a conflitti minori, coma la congiura di Catilina.

 

Storici e poeti s’interrogano drammaticamente sulle cause: eccesso di ricchezza, ambizione, abbandono dell’antica concordia e della ricerca del bene comune, o una lontana colpa d’origine. I tre elementi individuati da Catone come punto di forza sembrano venuti meno: la virtù è sovvertita, agli dèi non si chiede più protezione e pax, la fortuna divenuta casualità infierisce.

 

In questo stesso I secolo, però, la riflessione sulla storia di Roma diviene più attenta e consapevole: al di là del dramma contingente, anzi proprio per la percezione della fragilità degli uomini e delle istituzioni, si fa strada l’idea di una volontà provvidenziale sulla vicenda romana. Ne troviamo tracce in Vitruvio, Cicerone, Orazio, Virgilio, Livio. È l’idea di un compito non soltanto interno alla societas romana, ma esterno ad essa, un compito verso gli altri popoli con cui si era fino ad allora percepito più che altro un rapporto di conflitto o alleanza: diffondere all’esterno quello che è peculiare di Roma, l’equilibrio nei paesi sfrenati e viziosi dell’oriente, il diritto positivo e la legge di pace nei popoli barbari.

 

Sarebbe irrealistico vedere in questo compito solo una positività; luci ed ombre di esso saranno espressi nell’età imperiale dallo storico Tacito: se da un lato la sottomissione a Roma è garanzia di pace e concordia per popoli incapaci di convivere, dall’altro l’integrazione culturale mette a rischio d’impoverimento le identità particolari, e ogni conquista comporta violenza. Tuttavia la consapevolezza di essere il solo popolo ad aver elaborato una legislazione compiuta e complessa, ad aver affermato nel mondo conosciuto la supremazia dello ius, del diritto, resta fondamentale. E storicamente dalla societas romana così allargata nasce la civiltà occidentale.

 

(Giulia Regoliosi)

  



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