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ENOGASTRONOMIA/ Caro Galli della Loggia, anche nel cibo c'è un ordine che ci ricorda chi siamo

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Il cibo, che prende la forma di un prodotto della terra oppure di un prodotto trasformato dall'artigianato alimentare, o ancora di un piatto, ha dentro di sé la cifra di quello che con evidenza si chiama dono. Dentro a un ordine è più facile coglierlo, fuori da un ordine c'è esattamente quello che Galli Della Loggia addita: un disordine, nemico di quella che si chiama ragione.

 

Ora, è ben poca cosa se l'unico elemento riconosciuto della tradizione, nella società odierna, rimane l'enogastronomia – brutta parola – che tuttavia può avvicinarsi al gusto e quindi aprire le porte al campo del bello. Ma anche qui, non sarei così certo che il campo del cibo è accettato per quello che è. Mi ha infatti colpito, durante un tavolo di lavoro dedicato a un progetto di esposizione universale, che due uomini della cosiddetta scienza abbiamo voluto attaccare proprio l'idea di ordine. «Non è un buon punto di partenza l'ordine, perché nella storia questo si è sempre modificato» ha detto il primo, mentre il secondo lo ha spiegato meglio: «Se dobbiamo fare una rappresentazione utile, questa deve lasciare tanti dubbi».

 

Già, anche l'ordine dell'universo, anche la sorpresa della Primavera, anche il tempo che cadenza la nostra vita sono sul fronte dell'opinabile, del relativo, esattamente come relative sembrano essere tutte le certezze che abbiamo ereditato dal passato. Eppure c'è continuamente qualcosa di tangibile che ci viene a toccare ciclicamente e che ci dice che così proprio non è. Fosse anche il profumo di un fiore, un raggio di sole o la fragranza del pane appena sfornato.

 



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COMMENTI
26/04/2010 - CHIAREZZA (Massimiliano PANIZZA)

mi sembra che i commenti stizziti delle persone, a difesa di un "ordine" (non si capisce se quello con la O maiuscola o quello con la o minuscola) precostituito dimostrino semplicemnte una cosa; la prerogativa di parlare di determinati argomenti è prerogativa solo di tecnici o appassionati di quel settore. non ci siamo.

 
24/03/2010 - L'ordine fa paura? (Luigi Galluppi)

Non comprendo la reazione di Panizza alle parole di Massobrio (dov'è la difesa ad oltranza del maccarone?), ma mi ha fatto riflettere: non è che che ci da fastidio la parola "ordine"? Forse perchè, sbagliando, pensiamo che l'ordine limiti la nostra libertà. La reazione di Panizza dimostra che, invece, non siamo più liberi di stupirci nel riconoscere che anche il cibo, il gusto e la bellezza hanno un rimando, sono un segno di altro. Solo che, appunto perchè non liberi di guardarci dentro fino in fondo, liquidiamo la questione con superficialità (la pochezza semami è sua) o preferiamo buttarla sull'ideologia.

 
23/03/2010 - enogastronomia (massimo pallotta)

Bravo Paolo. La sorpresa della Primavera...... Dovevi esserci sabato mattina al Consorzio Agrario di Ancona, a comperare le piantine di insalata e altre verdure, da mettere nell'orto. Quanta gente con cui scambiare le opinioni di neofiti del mestiere, tutti lì all'apparire del primo sole di Primavera, come tutti gli anni, per riprovare lo stupore della natura che fai e vedi crescere. E poi mangiare i prodotti a metro zero. Una certezza quella delle stagioni in un disegno universale dove c'è anche posto per queste bellezze . Questa è l'Italia poco conosciuta ma non certo scristianizzata. Amante delle cose belle della natura, silenziosissima ma numerosissima. Massimo Pallotta

 
23/03/2010 - fuori tema? (marco gatti)

Davvero singolare la lettura che da Panizza dell'articolo, il cuore secondo me è ben sintetizzato dal titolo, "Un ordine che ci ricorda chi siamo". Solo nell'ordine, la Bellezza, quella Bellezza senza cui non si può vivere. E quella Bellezza che passa anche attraverso il Gusto. Quella Bellezza che il relativismo invece vorrebbe ecludere dalla nostra vita. Non mi sembra questione da poco.

 
23/03/2010 - FUORI TEMA (Massimiliano PANIZZA)

Non condivido l'opinione di Paolo Massobrio sull'editoriale di galli della Loggia; il voler vedere dei nemici dell'italian style dappertutto è sinonimo di pochezza; non bisogna per forza difendere il "maccarone mo' te magno" a tutti i costi.