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ENOGASTRONOMIA/ Caro Galli della Loggia, anche nel cibo c'è un ordine che ci ricorda chi siamo

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Tra le pieghe dell'editoriale di Ernesto Galli della Loggia di domenica sul Corriere della Sera dal titolo “un'Italia anticristiana”, spicca un bagliore apparentemente strano di fronte a quello che lui definisce un generale atteggiamento sprezzante. Scrive Galli della Loggia nelle sue conclusioni: «Quel feroce tratto nazionale che per principio non può credere in alcuna cosa che cerchi la luce, che miri oltre e tenga lo sguardo rivolto in alto, perché ha sempre bisogno di abbassare tutto alla sua bassezza».

 

Da qui, l'atteggiamento di condanna per tutto ciò che rappresenta il passato, l'antico, la tradizione – analizza Galli Della Loggia in tutto il suo fondo – ad eccezion fatta - dice - per l'enogastronomia, che è la sola tradizione in cui gli italiani oggi si riconoscono realmente.


Ora, l'affondo fa certo pensare, perché da una parte vien da dire “siamo alla frutta”, tanto per restare in tema, dall'altro sembra che un fatto legato alla nostra quotidianità – il mangiare e il bere – rappresenti il bagliore che ci ricorda un'origine. Oddio, non è che l'enogastronomia dei giorni nostri apra la coscienza a tutto questo, ma certamente ha un valore culturale importante pensare che c'è un movimento di pensiero per cui i prodotti di stagione hanno un senso, se non altro perché ci legano a quell'ordine che non dipende da noi, ma dal quale, volenti o nolenti dipendiamo.

 

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COMMENTI
26/04/2010 - CHIAREZZA (Massimiliano PANIZZA)

mi sembra che i commenti stizziti delle persone, a difesa di un "ordine" (non si capisce se quello con la O maiuscola o quello con la o minuscola) precostituito dimostrino semplicemnte una cosa; la prerogativa di parlare di determinati argomenti è prerogativa solo di tecnici o appassionati di quel settore. non ci siamo.

 
24/03/2010 - L'ordine fa paura? (Luigi Galluppi)

Non comprendo la reazione di Panizza alle parole di Massobrio (dov'è la difesa ad oltranza del maccarone?), ma mi ha fatto riflettere: non è che che ci da fastidio la parola "ordine"? Forse perchè, sbagliando, pensiamo che l'ordine limiti la nostra libertà. La reazione di Panizza dimostra che, invece, non siamo più liberi di stupirci nel riconoscere che anche il cibo, il gusto e la bellezza hanno un rimando, sono un segno di altro. Solo che, appunto perchè non liberi di guardarci dentro fino in fondo, liquidiamo la questione con superficialità (la pochezza semami è sua) o preferiamo buttarla sull'ideologia.

 
23/03/2010 - enogastronomia (massimo pallotta)

Bravo Paolo. La sorpresa della Primavera...... Dovevi esserci sabato mattina al Consorzio Agrario di Ancona, a comperare le piantine di insalata e altre verdure, da mettere nell'orto. Quanta gente con cui scambiare le opinioni di neofiti del mestiere, tutti lì all'apparire del primo sole di Primavera, come tutti gli anni, per riprovare lo stupore della natura che fai e vedi crescere. E poi mangiare i prodotti a metro zero. Una certezza quella delle stagioni in un disegno universale dove c'è anche posto per queste bellezze . Questa è l'Italia poco conosciuta ma non certo scristianizzata. Amante delle cose belle della natura, silenziosissima ma numerosissima. Massimo Pallotta

 
23/03/2010 - fuori tema? (marco gatti)

Davvero singolare la lettura che da Panizza dell'articolo, il cuore secondo me è ben sintetizzato dal titolo, "Un ordine che ci ricorda chi siamo". Solo nell'ordine, la Bellezza, quella Bellezza senza cui non si può vivere. E quella Bellezza che passa anche attraverso il Gusto. Quella Bellezza che il relativismo invece vorrebbe ecludere dalla nostra vita. Non mi sembra questione da poco.

 
23/03/2010 - FUORI TEMA (Massimiliano PANIZZA)

Non condivido l'opinione di Paolo Massobrio sull'editoriale di galli della Loggia; il voler vedere dei nemici dell'italian style dappertutto è sinonimo di pochezza; non bisogna per forza difendere il "maccarone mo' te magno" a tutti i costi.