BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

REGOLE & DEMOCRAZIA/ 2. Italia, campo di gioco per lobby di potere?

Pubblicazione:

parlamento_1R375_24ago08.jpg

Al contrario, senza la condivisione del giudizio di valore, fondamentale e fondatore, che sia bene il cooperare, non si istituisce vita politica e, senza ravvivarne culturalmente e moralmente la convinzione, la politica si riduce a tecnica di organizzazione e a gestione di potere sullo sfondo di una conflittualità civile mai risolta. Senza un ethos della convivenza la politica tende al suo azzeramento e il potere, sempre meno “politico” e sempre più lobbistico (in senso tecnologico, finanziario, ideologico e quant’altro) gestisce in presa diretta la società, alimentando sempre più conflittualità e fornendo sempre meno vie per la sua regolazione, in una spirale pericolosa per la democrazia, sostanziale e formale.


Perché, dunque, la vita democratica tende a svuotarsi di motivazione reale sino a ridursi al simulacro procedurale di se stessa? I politologi hanno molto da dire in proposito. Dal punto di vista di una riflessione di etica pubblica la prima evidenza è che il senso del bene comune può, anzi deve/dovrebbe essere alimentato e sostenuto da una vita “politica” degna del suo nome; ma che, tuttavia, non ha origine dalla vita politica. Un ethos della convivenza sta a fondamento del politico e quindi logicamente lo precede, nella vita civile, nelle gradi tradizioni religiose (senz’altro quella cristiana), nelle forme della cultura, nelle pratiche educative, ecc. È il problema posto, ormai da molti, delle sorgenti prepolitiche del liberalismo democratico.

 

 

Ma se gli orientamenti cultuali prevalenti o, meglio, fatti prevalere nell’opinione pubblica e nel vissuto più condiviso, erodono tale patrimonio del convivere o ne isteriliscono le sorgenti, la democrazia perde la sua sostanza vitale e finisce per deformare la sua stessa idea. Si comprende allora che si inneschi un processo per cui il pluralismo, di cui la democrazia è espressione politica, perde il senso del bene comune; per cui a un pluralismo “assoluto”, senza il vincolo del bene della convivenza, non restano che regole e procedure; per cui regole e procedure autoreferenziali perdono la loro legittimazione (più vengono affermate, meno vengono rispettate); per cui, alla fine, allo svuotamento del politico non segue il nulla, ma aggregazioni di potere alla stato (chimicamente) “puro”, cioè la morte della democrazia.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
24/03/2010 - Leadership culturale. (GIOVANNI PIERONI)

Urge una riaffermazione chiara e decisa della leadership culturale cattolica, come avvenuto per molti secoli.