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IDEE/ Il dio politico contro il dio legale: chi salverà la democrazia?

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Insomma: i contributi offerti su Astrid non aiutano a sbrogliare la matassa, e l’intervento dei vigili della costituzionalità non sembra avere risolto l’ingorgo istituzionale della democrazia italiana. Ciò potrebbe suscitare un senso di disorientamento in chi fosse portato a concepire il diritto come una scienza esatta, il cui corretto esercizio conduce l’interprete da determinati presupposti a determinate (univoche) conclusioni.


In realtà, come ha osservato da tempo un grande maestro del diritto, Giovanni Bognetti, una analisi più attenta dimostra che «i giuristi pretendono di solito di “scoprire”, con le loro interpretazioni quale sia l’unico possibile corretto significato delle disposizioni normative. Ma la verità è che l’identificazione di questi significati dipende da preventive premesse maggiori non articolate (in parole povere, da preferenze di ordine etico-politico) che sempre condizionano in modo decisivo l’opera dell’interprete».

 


Se questa lettura è esatta, le divergenze della classe politica (che nella vulgata comune sono il sintomo di un interesse peloso ed equivoco) sembrano riproporsi, anche se ad un altro (e più alto?) livello, nel dibattito giuridico-costituzionale. Sostituire il dio della politica con il dio della legalità, insomma, non pare aver messo al riparo la società italiana dal rischio di sgradevoli particolarismi; stretta tra Scilla che invoca la tutela della sostanza e Cariddi che si appella al rispetto della forma, il fragile vascello della democrazia italiana non sembra così in grado di trovare, tra acque tumultuose, la corrente propizia che gli permetterebbe di prendere il largo e spiegare le vele.


E allora? Se nemmeno la più illuminata dottrina è in grado risolvere l’enigma, come è possibile uscire dall’empasse in cui versa il nostro Paese alla vigilia di elezioni tanto importanti? Chi ci libererà dalla forma opprimente dei cavilli o, alternativamente, dall’arroganza di un potere che non rispetta le regole del gioco? Chi, insomma, salverà la Democrazia?


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