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STORIA/ Il card. Giuseppe Siri, quel serio anticomunista dotato di "sense of humour"

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Che il presidente della neonata Cei manifestasse in privato una spontanea inclinazione all’ironia, lo ha recentemente confermato a chi scrive pure il suo attuale successore (e, dato non poco significativo, suo allievo), il card. Angelo Bagnasco, denunciando però in modo condivisibile come di tali atteggiamenti (evidentemente collocabili in contesti confidenziali o comunque non ufficiali) si sia poi voluto strumentalmente desumere da parte di alcuni osservatori un’immagine non corrispondente al vero personaggio, o perlomeno fortemente riduttiva. Perché Siri era sì nel privato uomo dotato di “sense of humour” e visioni inclini alla satira di costume - quando non pure sarcastiche tout court -, ma a ciò non può essere ridotto il suo cospicuo contributo alla maturazione del sensus ecclesiae contemporaneo, alla tutela di una retta lettura del rapporto Chiesa-mondo, e pure all’apertura consapevole ai segni dei tempi palesatisi nell’evoluzione della civiltà contemporanea.

 

La riprova di ciò viene oggi dal ricorso sempre più frequente e meno ideologicamente precondizionato ai suoi scritti, pubblici e privati - agevolato dall’apertura degli archivi ecclesiastici -, che sta man mano sostituendosi al florilegio di testimonianze e attribuzioni per ipotesi, non sempre onestamente formulate che, ancora lui vivente, ne avevano in parte offuscato la statura di uomo di Chiesa e autentico credente. Su questo aspetto chi scrive ritiene di avere oggi un certo titolo di attendibilità, se non altro sulla scorta della mole di documenti relativi all’arcivescovo di Genova controllati negli ultimi anni presso i fondi documentari delle maggiori diocesi italiane e della stessa Cei.

 

Un primo dato che emerge dai carteggi con i confratelli vescovi, con i papi, con figure eminenti della politica e della cultura italiane e internazionali, così come con semplici, devoti fedeli della sua diocesi, è il senso di responsabilità pastorale costantemente avvertito dal presule ligure in ogni azione, parola, indirizzo intrapreso. Siri visse il proprio sacerdozio - come ha recentemente enfatizzato ancora il card. Bagnasco - in modo totalizzante e con profondo spirito di fede: egli intese sempre promuovere la Chiesa non per semplice spirito di tutela della sua dimensione gerarchica - della cui centralità, a partire dall’istituzione papale, rimase peraltro sempre convinto - ma con grande propensione per l’elevazione della societas christiana in toto, nella complessità dei suoi stati di vita, manifestando la medesima premura per consacrati e laici.

 

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COMMENTI
29/03/2010 - e per la Diocesi di Milano? (Alberto Pennati)

Chissà che un giorno la Diocesi di Milano si possa fregiare di una guida che consideri, come il Card. Siri "la riduzione del suo impegno alle strategie spesso speculative della politica, verso le quali egli esercitò sempre distacco personale". Qualità che non vedo nè nell'attuale Arcivescovo di Milano Tettamanzi nè tantomeno nel predecessore Martini (quest'ultimo poi sarebbe opportuno, data anche la sua malattia, che si ritirasse definitivamente, anzichè rilasciare dichiarazioni INFELICI come le ultime sul celibato dei sacerdoti, salvo cercare di smentirle frettolosamente dopo il danno arrecato).