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STORIA/ Il card. Giuseppe Siri, quel serio anticomunista dotato di "sense of humour"

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Pur non essendo questo il luogo di un approfondimento di aspetti e momenti del magistero di Siri (per il quale si potrebbe vedere il recente volume Siri, la Chiesa, l’Italia, edito da Marietti 1820), vale la pena sottolineare alcuni dati che da soli ne offrono un profilo assai più ampio e complesso di passate visioni riduttive: il suo antifascismo nella Genova sotto la seconda guerra mondiale; la capacità di intravvedere nell’episcopato italiano, al pari di molti esteri, un’entità omogenea e per certi tratti pure autonoma dalla Santa Sede nell’esprimere il proprio servizio pastorale al paese; la sua attenzione liturgica; la costante dedizione per i ceti meno abbienti e la promozione sociale al di là delle barriere elitarie; la sensibilità per le trasformazioni sociali che non lo fece mai rinchiudere a riccio innanzi ai rischi degenerativi della società su tematiche quali il denaro, la sessualità, il potere; l’apertura verso le nuove forme di aggregazione ecclesiali postconciliari, intuendovi - lui che era cresciuto ecclesialmente nelle strutture dell’Azione Cattolica sino a divenirne uno tra i maggiori responsabili - la specifica sensibilità per i contesti umani in rapido mutamento del Novecento.

 

Infine, non sembri qui ozioso sottolinearlo, l’atteggiamento sempre improntato a franchezza e onestà intellettuale nel suo confrontarsi con la principale ideologia dell’Otto-Novecento avversa alla Chiesa, il comunismo, con il quale si misurò con fermezza, senza però eludere i quesiti morali e sociali che esso andava proponendo alla società. Proprio su quest’ultimo aspetto si deve invece la riduzione del suo impegno, peraltro non per opera comunista, alle strategie spesso speculative della politica, verso le quali egli invece esercitò sempre distacco personale, mantenendo piuttosto la consapevolezza che ciascun attore della società civile dovesse stare al proprio posto per contribuire nel suo specifico esercizio al bene comune.

 

È una riflessione che, non a caso, è stata di recente ripresa dall’attuale presidente della Cei, in un quadro sociopolitico di grande confusione valoriale e operativa quale è l’odierno, auspicando il riaffermarsi di una attitudine all’impegno politico dei cattolici non opportunista, improntata a quei valori di servizio e testimonianza evangelica di cui, oggi possiamo ormai dirlo, il cardinale Siri fu diretto testimone con la sua esistenza cristiana ancor prima che con il proprio magistero.

 

 



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COMMENTI
29/03/2010 - e per la Diocesi di Milano? (Alberto Pennati)

Chissà che un giorno la Diocesi di Milano si possa fregiare di una guida che consideri, come il Card. Siri "la riduzione del suo impegno alle strategie spesso speculative della politica, verso le quali egli esercitò sempre distacco personale". Qualità che non vedo nè nell'attuale Arcivescovo di Milano Tettamanzi nè tantomeno nel predecessore Martini (quest'ultimo poi sarebbe opportuno, data anche la sua malattia, che si ritirasse definitivamente, anzichè rilasciare dichiarazioni INFELICI come le ultime sul celibato dei sacerdoti, salvo cercare di smentirle frettolosamente dopo il danno arrecato).