Cultura
martedì 30 marzo 2010
Ci sono molte ragioni per condividere l’analisi di Ernesto Galli della Loggia. L’attacco alla Chiesa cattolica appare ricorrente e diffuso, il Vaticano è presentato sempre di più come una zona franca dove tutti i compromessi sono possibili, mentre imperversano i dossier che infangano e inquinano, gettando ombre anche là dove sembrava che nulla di oscuro, né di torrido potesse apparire. A questo si aggiunge una cultura diffusa che naviga nei luoghi comuni del più banale materialismo scientista, il messaggio religioso viene ridotto a morale e la morale appare antiquata. La critica alla Chiesa non è nuova; semmai, ad essere nuovi, sono gli strumenti mediatici e la strategia a breve termine che c’è dietro. Tutto sembra deporre per un attacco al Vaticano sferrato attraverso gli stessi media che avevano attestato il successo della Santa Sede a partire dalla fine degli anni ’80.
Da tempo la critica all’istituzione ecclesiale si avvale di quella all’universo religioso. La pretesa della Chiesa, la sua stessa esistenza sono percepite come illegittime nella misura in cui è il sacro stesso ad essere declinato. In questo caso la teoria della secolarizzazione, intesa sempre e comunque come un aspetto evidente ed inarrestabile della società contemporanea, gioca un ruolo decisivo. L’evidenza di una laicizzazione senza ritorno delle coscienze, il declino inevitabile e dirompente della sensibilità religiosa e l’avvenuta sostituzione di questa con dei simulacri di sacro che ne riprendono le apparenze ma non la sostanza, costituiscono una sottolineatura costante di ogni analisi sulla dimensione religiosa. Una volta attestata e reiteratamente sottoscritta la tesi della crescente perifericità di questa, l’attitudine della Chiesa a parlare ad un’intera società andata altrove può essere facilmente ridicolizzata, liquidata come irrealistica e considerata come illegittima.
Ma fino a che punto l’ovvietà ideologico-culturale della posizione anticristiana è effettivamente presente nelle corde del paese? Fino a che punto è arrivata la scomparsa del sacro, al di là della rappresentazione mediatica?
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Finchè ci saranno persone italiane come me, che fino a 5 anni fa non credevano in Cristo e da 25 anni non mettevano piede in una Chiesa e succede che a 40 anni incontrano Gesù, il cristianesimo non morirà mai.
Ma siamo sicuri che sia proprio così? Io vedo che nel mio posto di lavoro , perciò non parlo di una parrocchia è più reale (purtroppo) una sensazione di senso anticristiano che alcuni anni fa non c'era. Veniamo guargati più in "cagnesco".Ma questo si riperquote non solo in ambito religioso ma anche in ambito sociale e politico.Un'altra cosa volevo solo aggiungere è il fatto che vi sarebbe un'altro dato sul quale riflettere , quello che stanno crescendo anche i genitori che non fanno più battezzare i loro figli , per non parlare di quelli che non ritengono di dover fare fare i sacramenti ai loro figli . Che spiegazione diamo ?
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