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LETTURE/ Souad Sbai: spetta alle donne smascherare il grande Inganno

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Mi riferisco in particolar modo alle donne immigrate, specie musulmane, che subiscono i rigurgiti di un estremismo che le confina in casa, usa loro violenza e le tratta alla stregua di fantasmi. Donne di cui ho voluto raccogliere le tristi storie e vicissitudini per dare diretta testimonianza di questo olocausto nascosto. E invece proprio dalle donne può e deve partire la riscossa di un modello vero di integrazione in cui esse possono giocare un ruolo cruciale. I casi delle donne islamiche maltrattate sono parte di un preoccupante e più ampio contesto di miopia, di vuoto culturale, dentro i quali attecchisce il lato deteriore dell’Islam divenuto, purtroppo, orfano noncurante della grande tradizione culturale e della vocazione umanistica della quale si fecero interpreti filosofi del calibro di Averroè.

Fede e ragione, direbbe il filosofo, non possono non concordare sul principio razionale secondo il quale i diritti umani riguardano tutti, maschi o femmine che siano. Soltanto attraverso il miglioramento delle condizioni delle immigrate è possibile pensare a un futuro di reale integrazione, nel quale la comunità musulmana, assieme alle altre etnie e tradizioni, possano integrarsi nel rispetto di quel minimum etico che deve penetrare nel comune sentire di ogni essere umano in qualsivoglia parte del globo. La comprensione profonda dei valori della laicità, di contro al laicismo, appresi e rivissuti come parametri indispensabili alla convivenza fra diversi, può lasciare a ogni uomo la libertà e la serenità per poter vivere appieno la propria fede.

Dalla laicità proviene necessariamente la disposizione al dialogo con tutti, un confronto capace di trasformarsi davvero in occasione di arricchimento e non di scontro. Dopo l’azione terroristica dell’11 settembre 2001 tante ombre inquietanti si sono profilate all’orizzonte. Abbiamo assistito, infatti, al Sahwa, cioè al “risveglio” dell’estremismo islamico, un terremoto che ha costretto l’Occidente a interrogarsi e riflettere specie su quanto sta accadendo al proprio interno. In questo contesto, l’Europa si trova di fronte a una debolezza, a un’assenza di riferimenti, a uno smarrimento d’identità e un vuoto psico-culturale, patologie queste che sicuramente sono lette come negative da parte degli immigrati islamici caratterizzati da identità nitidi e forti.

 

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