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DISASTRO LAMBRO/ Il "fiume sommerso" è la nostra ombra

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Dalla captazione della sua corrente attraverso i mulini per le macine, allo sfruttamento del suo essere barriera naturale: la sua valle vede infatti ancora la presenza di fortificazioni e castelli spesso strategici (si pensi, per esempio, a quello di Melegnano).

 

Anche importanti parchi, a partire da quello di Monza, nato per decreto di Napoleone (1805) come luogo di sperimentazione di colture e di caccia, sono frutto della presenza di questo fiume. Ed oggi i parchi che vi si “appoggiano” sono numerosi (Parco regionale della valle del Lambro, il Plis della media valle del Lambro e il Plis della valle del Lambro di Sant’Angelo Lodigiano, oltre a quelli della città di Milano, Parco Lambro e Forlanini).

 

Spesso piace ricordare che il nome stesso della mitica Lambretta, realizzata dal 1947 negli stabilimenti milanesi dell’Innocenti, deriva da questo fiume.

 

Ma questa intitolazione, come molti elogi e monumenti, è anche il segno della presa d’atto di un distacco. Quella parte di città proprio in quegli anni iniziava il cammino verso la sua totale urbanizzazione, costruendo una parte di margine urbano ancora oggi compromessa, dove sussistono pesanti infrastrutture (tangenziale Est, centro intermodale di Segrate, aeroporto, ecc.), industrie e capannoni frammisti a quartieri residenziali.

 

Oggi la modernizzazione dell’industria pesante sta cedendo il passo a qualcosa che ancora mal conosciamo e quindi fatichiamo a governare. Così, molti luoghi, lasciati liberi dall’industria, richiedono una riprogettazione complessiva.

 

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