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8 MARZO/ Che cos'hanno in comune due femministe e 4 suore?

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Un’immagine appiattita: donne uguali l’una all’altra che invitano altre donne ad assomigliare ad un ideale di donna inesistente. La donna è mercificata e reificata, e questa perdita di dignità è inaccettabile per le donne. Purtroppo devono subire questa violenza sin da bambine. Ed è il preludio di tanti altri soprusi.

 

E qual è il punto che accomuna le dottoresse, che ci diceva provenire da esperienze culturali diversissime?

 

Il partire dal dato di fatto e non dal pregiudizio. Da questo punto di vista sono state una rivelazione che ha mostrato come gli schemi pro-life contro pro-choice siano vecchi e sorpassati. E’ chiaro oggi che nessuno può negare che per la scienza la vita umana inizia col concepimento, che il feto è un paziente che prova sensazioni, vive e ricorda; d’altra parte nessuno può negare che la maternità in quest’epoca in particolare è difficile molto spesso, e la donna si ritrova spesso sola e la politica e la società spesso l’abbandonano. La psichiatra la ginecologa e l’ostetrico che abbiano intervistato nella tavola rotonda hanno mostrato proprio questo come inizio di un possibile dialogo e di una possibile costruzione: riconosciamo i dati di fatto e partiamo insieme senza pregiudizi per un modo che rispetti tutti; non un mondo che aiuti tutti a disfarsi del più debole (feto o donna che sia), ma un mondo che rispetti chi fa fatica e lo metta al primo posto.

 

Per concludere, qual è il messaggio principale che ci danno le donne che ha incontrato?

 

Non omologarsi alla mentalità comune, non lasciarsi disegnare come deboli e solo bisognose di trovare rifugi e scappatoie dalla responsabilità. Alle donne oggi si offre come abortire, come non avere figli, come non creare una famiglia, mentre loro vorrebbero proprio l’opposto, Non c’è donna a quindici-venti anni che non sogni una famiglia numerosa e poi a quaranta si ritrova invece con un figlio massimo due, magari con un divorzio e tanti rimpianti. Le donne vogliono più impegno sociale per essere lasciate libere di costruire il loro futuro lavorativo e familiare, di madri, lavoratrici e costruttrici di una società giusta. Pensare che il loro diritto sia solo quello di abortire o di appiattirsi su modelli maschili le ridicolizza e lascia insoddisfatte.



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