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GOOGLE/ La sfida di coniugare libertà e responsabilità: così anche il Web può costruire il bene comune

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E’ un giudizio innanzitutto storico, ampiamente condivisibile: dal cristianesimo è nato il concetto di “persona”. Da quel concetto deriva la possibilità stessa che venissero stilati degli elenchi dei diritti inalienabili della persona. Nel contesto della condanna di Google, ci aiuta a ricentrare l’attenzione sul soggetto principale, che è la persona.

 

Non la “persona giuridica”, la persona umana: quella che ultimamente compie ogni azione. Questo è il bene che va tutelato prima di ogni efficienza e prima di ogni sistema per pubblicare qualsiasi cosa sempre più in fretta.

 

Questo va ricordato, perché a colpi di fatalismo (“la rete è così, non si può fare niente”) o di sbeffeggiamenti progressisti (“cosa vuoi fare, tornare al medioevo?”) si finisce per non guardare ciò che è realmente in gioco.

 

Non si può accettare che in nome della libertà di tutti venga calpestata la libertà concreta di non essere calunniato. Sarebbe la pura e semplice legge del più forte, ciò che contrassegna la barbarie, non certo la civiltà.

 

Non è colpa di Google se hanno caricato un video choc, il pestaggio di un disabile? No, ma è anche colpa di Google se qualcuno l’ha visto.



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