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IL CASO/ Perché la "scoperta" di Mattei avvenne solo dopo la sua tragica morte?

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Quella che era l'Azienda generale italiana petroli, aveva avuto soprannomi spregiativi fino alla fine del 1945: “Associazione Gerarchi in Pensione” oppure “Azienda Generale Infortunati Politici”. Enrico Mattei fece il fuoco con la legna che aveva a disposizione, ma soprattutto comprese e fece comprendere che non ci poteva essere un grande sviluppo economico e industriale nella metà del XX secolo senza avere una provvista energetica, ormai basata sul petrolio, adeguata. Non gli fu facile nulla. Né da parte finanziaria, né da parte industriale, né da parte politica.

 

In quegli anni imprenditori ed economisti si dividevano sul carattere dello sviluppo italiano e molti pensavano a un'Italia costruita su un “artigianato d'eccellenza” piuttosto che su grandi complessi industriali. Poi c'erano i detentori dei grandi interessi di settore che, come al solito, pensavano di affidarsi in campo energetico a una “dipendenza” eterna da altri Paesi, forse non comprendendo bene quali conseguenze politiche avesse una tale dipendenza totale.

 

L'azione di Mattei non fu semplice. Il presidente dell'Eni non doveva combattere solo contro il “cartello” petrolifero mondiale modificando gli accordi con i paesi emergenti del Terzo Mondo, ma doveva affrontare anche una fronda interna molto forte. Anche in quel periodo entrò in scena il moralismo nazionale per i metodi di Mattei, per il suo modo di “usare i partiti come un taxi”, per avere fondato un suo giornale (Il Giorno) e una sua agenzia di stampa.

 

Si sprecarono fiumi di parole sulla corruzione e sull'intreccio politica e affari. Ben pochi compresero che la cosiddetta “spregiudicatezza” di Mattei era soprattutto una voglia di riscatto italiano e un interesse principale per il bene di un paese da ottenere in un mondo dove si giocava senza esclusione di colpi. Se si sfogliano i giornali dell'epoca, si ritrovano paragoni in negativo con il generale De Gaulle, oppure come il “vero ministro degli Esteri italiano”, oppure come il “grande corruttore”.

 

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COMMENTI
09/03/2010 - Esisteva invidia e voglia di soppiantarlo! (Silvano Rucci)

Enrico Mattei non ha accumulato capitali per la sua famiglia oppure per il suo partito oppure per i suoi amici! Era nato povero e povero era quando è stato ucciso! Per dare una pensione a sua moglie si è dovuto fare l’impossibile! Questo fatto la dice lunga sul suo essere uomo sensibilissimo ai bisogni degli altri, sacrificando ogni slancio egoistico! L’appellativo di “corruttore-incorruttibile” lui stesso lo giustificava quasi fosse una sfida a dimostrare quanto difficoltosa ed incompresa era la strada da percorrere nel raggiungere quegli obiettivi relativi allo sviluppo energetico italiano, pur a tutti evidenti e sicuramente estremamente positivi negli anni della ricostruzione post bellica! Il poco tempo trascorso dalla sua scomparsa ha già cancellato la sua figura, come se l’insuccesso finale debba essere interpretato come una sua colpa! Invece Enrico Mattei era coinvolgente e determinato nel perseguire risultati altruistici, il bene comune, la liberazione atavica dalla miseria nazionale! Questo palese successo raggiunto da un personaggio semplicissimo ed indifeso suscitava invidia, spirito di emulazione ma anche voglia di soppiantarlo! E così è stato!