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ARTE/ Cristo, il grido di tutti gli uomini secondo Goya

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F. Goya, la fucilazione del "3 maggio 1808"  F. Goya, la fucilazione del "3 maggio 1808"

La mostra si articola in sezioni tematiche nelle quali troviamo dipinti, disegni e incisioni del maestro spagnolo confrontati con opere di artisti che a lui si sono in vario modo ispirati. La prima sezione è intitolata “Il lavoro del tempo e i ritratti”, in cui emerge una concezione dell’ «io» che trascende la posizione sociale e che tutti accomuna nel dover sottostare al lavoro del tempo. Ritratti che prevedono un interlocutore, mai pose di maniera. Che aprono una domanda, che chiedono una risposta anche a noi che dopo più di 200 anni ci troviamo dinnanzi una umanità che ci rassomiglia.

 

La seconda sezione è dedicata alla “Vita quotidiana” , di cui Goya coglie il fatto di non sottostare a un ordine prestabilito. Perché nel presente c’è dentro tutto: il lavoro, l’amore, gioie e dolori, banalità e dramma. Memorabile “La lattaia di Bordeaux”, opera tarda che presenta una semplice lattaia con la dignità di una principessa. Per contro il “ritratto di Maria Luisa di Parma” strappa il sorriso per l’ironia che rasenta il grottesco con cui l’artista la dipinge. Ma la sezione che più colpisce è quella dedicata a “La violenza e la guerra”, in cui sono presentate le famose incisioni del ciclo “I disastri della guerra”, cui si raffrontano alcune opere di Picasso, come le incisioni “Sogno e menzogna di Franco” o la “Madre col bambino morto” del ’37, confluito poi nel celeberrimo “Guernica” dello stesso anno. Chi solleverà l’uomo dal male, dunque? Quel male che l’uomo stesso ha generato? Una soluzione che l’artista persegue è quella della pittura, capace, se non di cambiare il male, almeno di lenirne gli effetti. Per questo il pittore afferma: «Per distrarre la mente dalle considerazioni sui miei mali, mi dedicai a dipingere una serie di quadri da studio, nei quali la fantasia e l'invenzione non hanno confine».

 

“Il grido” sembra essere però l’ultima parola dell’uomo. Quando anche la ragione sembra aver ceduto le armi e i tempi si fanno sempre più drammatici, l’uomo grida tutta la forza della sua soggettività che non vuole arrendersi e cerca una risposta. In questa ultima sezione sono molte le opere di artisti del tempo presente, in cui il grido dell’artista dà voce al grido dell’umanità ferita. Colpisce in questa sequela di urla gridate a suon di strappi nelle tele, schizzi impazziti di colori e corpi deformati (bellissimo il trittico di studio per il “Ritratto di Peter Bear” di Bacon del 1975) una saletta in cui spicca il piccolo e potente “Cristo nell’orto degli ulivi” di Goya del 1819, in cui da un fondale nero catrame emergono dai pochi tratti di colore denso e chiaro la persona di Cristo, figura del grido di tutti gli uomini di fronte al proprio destino, che allarga le braccia e interroga il Padre di fronte all’ineluttabilità della sua passione e morte, ricordata dal calice presentato dall’angelo. Fosse anche solo per questo quadro vi consigliamo la visita, soprattutto in questi tre giorni in cui la Chiesa ricorda a tutti gli uomini il destino di Cristo, che ha sofferto, è morto ed è risuscitato per la salvezza di ciascuno. A ricordare con la sua vita che la risposta al grido dell’uomo c’è. Chissà cosa ne pensava Goya mentre lo dipingeva…

 

 



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