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SILONE/ Quando il Duce volle appropriarsi della Croce, ma un vecchio falegname disse no

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Ignazio Silone non è uno scrittore che ha bisogno di presentazioni, anche se oggi è molto meno letto e proposto di quanto non lo fosse fino a una trentina di anni fa. In quegli anni impegnati piaceva per lo stile narrativo essenziale, per la drammaticità della sua storia personale - narrata magistralmente in Uscita di sicurezza -, per la decisione di non abdicare rispetto al suo ideale di giustizia, decisione che lo ha reso martire due volte: a causa del fascismo e a causa del comunismo.

 

Il tipo di impegno a cui un intellettuale come Silone si sente chiamato è ben delineato da questa sua affermazione: «Poiché la sola realtà che veramente mi ha sempre interessato è la condizione dell’uomo nell’ingranaggio del mondo attuale, in qualunque sua latitudine o meridiano. E naturalmente mi sento, ovunque, dalla parte dell’uomo e non dell’ingranaggio».

 

Oggi invece i temi che Silone affronta nelle sue opere e le problematiche che sviluppa appaiono un po’ datate, interessano poco o nulla, il suo stile “pietroso” non invoglia alla lettura, in particolare le giovani generazioni.

 

Nei suoi scritti Silone ci offre una presentazione della sua terra, la Marsica di inizio ’900, con un realismo pungente. Incontriamo molti personaggi - spesso umili e poveri ma non solo - che vivono una fede tradizionale e semplice, nello stesso tempo decisamente concreta.

 

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