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IDEE/ Da Godel a Benedetto XVI, così la logica smonta il relativismo

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Raffaello, La scuola di Atene  Raffaello, La scuola di Atene

A partire da George Cantor (1845-1918) la matematica parlerà di “insiemi” e di “classi”, di “parti” (esterne, interne a un insieme con la topologia) come nozioni primitive necessarie ad elaborare la teoria matematica. È il problema di quella che i logici e i matematici chiamano “teoria dei fondamenti”. La ricerca di questo fondamento non è certo una questione solo estetica, meramente filosofica.

 

Ormai anche i fatti concreti della storia a noi contemporanea ci documentano come si tratti, al contrario, di un’esigenza divenuta insopprimibile per rendere dignitosamente vivibile l’esistenza personale e collettiva. Senza fondamenti non si hanno più criteri oggettivi per fissare neppure i diritti e doveri della persona, le regole indispensabili di una convivenza civile, di una democrazia, del diritto che regola i rapporti tra i popoli. E da qualche anno ce ne stiamo accorgendo tutti, anche la gente comune, perché la società sta diventando sempre meno vivibile.

 

E qui ci incontriamo con il magistero dei papi che, a partire da Giovanni Paolo II e oggi con Benedetto XVI lo affermano con vigore e chiarezza sempre più insistenti. Solo un accanimento ideologico può impedire di accorgersene e, quindi, di impegnarsi in un serio lavoro di ricerca sui fondamenti, a partire dalle domande delle nostre scienze messe a confronto con i risultati della logica e della metafisica delle grandi sintesi del pensiero greco e medievale che hanno, di fatto, reso possibile proprio lo sviluppo di quelle stesse scienze (Ho cercato anch’io di fare un timido tentativo in questa direzione nel mio libro Il problema dei fondamenti.Un’avventurosa navigazione dagli insiemi agli enti passando per Gödel e Tommaso d’Aquino, Cantagalli, Siena 2009).

 

Le frasi di Gödel, appena richiamate, entrano in risonanza con le parole di colui che oggi è Papa Benedetto XVI, pronunciate già negli anni in cui era cardinale e che hanno uno sviluppo continuo e progressivo nel suo attuale Magistero pontificio: «Questo relativismo, che oggi, quale sentimento base della persona “illuminata”, si spinge ampiamente fin dentro la teologia, è il problema più grande della nostra epoca» (J. Ratzinger, Fede, Verità, Tolleranza, Cantagalli, Siena 2005, p. 75).

 

(1. continua)



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