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IDEE/ Jean-Paul Sartre, anche il "pontefice" ateo del ’68 ci aiuta a capire chi siamo

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Jean-Paul Sartre  Jean-Paul Sartre

 

Sembra che l’oblio sia calato sulla figura di Jean-Paul Sartre, padre dell’esistenzialismo francese, modello dell’intellettuale “impegnato”, compagno di strada dei comunisti, protagonista dei movimenti di piazza che turbarono le giornate del maggio parigino. Filosofo, saggista, romanziere, drammaturgo, vincitore di un premio Nobel sdegnosamente rifiutato, Sartre sembra impersonare quella figura di “pontefice” di un’intera generazione, cui il Generale De Gaulle non ha concesso di trasformarsi anche in martire. Tuttavia, negli ultimi anni della sua vita, le drammatiche testimonianze dei fuoriusciti russi, esuli in Francia e perseguitati dal regime sovietico ormai agonizzante, hanno costretto Sartre a un pubblico intervento, che per molti aspetti è apparso anche un’autocritica severa e spietata.

 

Che cosa rimane oggi di un pensatore sicuramente significativo del ’900 francese, al di là delle mode che egli pur sempre ha cavalcato con avidità?

Da un punto di vista più propriamente filosofico, alcuni meriti vanno certamente riconosciuti al contributo sartriano, che ha veicolato in Francia, e resi accessibili a un vasto pubblico, gli esiti della riflessione fenomenologica di Husserl e, soprattutto, di Heidegger: innanzi tutto, egli presenta una descrizione raffinata dell’intenzionalità della coscienza, applicata al caso dell’immaginazione e delle emozioni; in quelle analisi Sartre si rivela capace di cogliere, nei fenomeni studiati, sfumature e complessità variamente stratificate nell’animo umano.

 

Tali attitudini, dedicate a un esame dell’esistenza umana, individuale e intersoggettiva, gli hanno consentito di offrire un importante contributo nei campi che, in fondo, maggiormente gli stavano a cuore, quelli dell’antropologia e della morale. Rifacendosi alla tradizione del cogito cartesiano, ma non dimenticando l’insistito richiamo heideggeriano alla situazione in cui la coscienza è gettata, incarnandosi attraverso il corpo, Sartre afferra in modo assai persuasivo il fenomeno della libertà nell’uomo, un dato originario che consente di sfuggire ai non negati condizionamenti, sempre di nuovo trascendendoli. Inoltre, con altri filosofi a lui contemporanei, come Merleau-Ponty, mette bene in risalto la strutturale unità dell’uomo, in cui la corporeità vissuta è espressione diretta della coscienza, senza quel dualismo, che pure la tradizione cartesiana aveva trasmesso.

 

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COMMENTI
16/04/2010 - ritratto della Vergine (Antonio Servadio)

davvero molto bello il "Ritratto della Vergine" scritto da Sartre, in "Bariona, ou le Fils du Tonnerre" (Gallimard, Paris 1970)