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ARTE/ San Satiro, la pietà del popolo per la morte di Cristo

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Il gruppo delle sculture di san Satiro raffigura molti personaggi, tra i quali sono riconoscibili, non senza difficoltà, Maria di Cleofa che regge la Vergine esangue, Nicodemo, colui che andò da Gesù di notte e che cercò di difenderlo dalle accuse, Giuseppe d’Arimatea che si adoperò a trovargli il sepolcro; più facilmente sono identificabili Giovanni in piedi sulla sinistra di chi guarda e la Maddalena affranta in ginocchio, coi lunghi capelli sciolti. Alcune figure ricordano Mantegna, altre Donatello, altre le vetrate della vita di Gesù nel Duomo di Milano.

 

Innovativa è la tecnica di cottura della creta plasmata con grande delicatezza e la raffinata stesura pittorica delle vesti suggerisce accanto all’opera di Agostino la presenza di un pittore, forse Antonio da Pandino.

 

L’intento è quello di presentare una ambientazione teatrale, di offrire plasticità e corpo ai compianti attestati nel tardo Quattrocento anche a Milano e utilizzati dal movimento francescano: «Con quanti singulti, con quanti crepacore sospirava la madre stringendo e baxando e considerando il suo figliolo. Pensali anima devota, perché narrare e scrivere non se pono. Stava anchora el diletto discipulo et amarissime lacrime fondeva temendo non perdere la nova e ridomandata madre insieme con el maestro.

 

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