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VIA CRUCIS/ Perché seguiamo un uomo sfinito?

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C’è un uomo che si è caricato sulle spalle il peso della croce sulla quale verrà crocifisso. Quest’uomo è sfinito, non ce la fa più. Cade diverse volte sotto il peso del legno, finché qualcuno, non per pietà ma per non ritardare le cose (siamo infatti alla vigilia del shabbath), incarica un tipo venuto dalla Campagna di portare la croce al suo posto. Non si sa se questo tipo, di nome Simone, ne abbia voglia o meno, però lo fa, anche perché ci sono diversi soldati armati di spada.

La notevole folla che segue la scena è composta di varie tipologie di persone. Ci sono quelli che erano seguaci del condannato, alcuni dei suoi accusatori e anche molti curiosi: e tutti sanno che quell’uomo è innocente.

Nessuno di loro ha buoni motivi per sentirsi la coscienza a posto.

La folla è di cattivo umore, perché per paura di Caifa e degli altri sommi sacerdoti il giorno prima ha gridato che quell’uomo venisse messo a morte, e che al suo posto venisse liberato Barabba, il criminale. Sono stati turlupinati dai potenti, che (come sempre) li hanno usati a loro piacimento dando loro l’illusione di essere liberi.

I seguaci di quell’uomo sono pieni di angoscia non soltanto per il bene che gli vogliono e per le speranze che avevano riposto in lui - speranze che adesso stanno per andare in fumo - ma anche perché sanno di non avere fatto tutto il possibile per salvarlo. Così il rimpianto si mescola al dolore e alla vergogna.

Ma anche coloro che lo hanno condannato, e che adesso non riescono a stare lontano dalla scena, non sono tranquilli. Sanno di avere commesso un’ingiustizia, un’infamia, e adesso si arrovellano cercando una giustificazione in grado di calmare il loro tormento: è stato necessario, pensano, non si poteva fare altrimenti, era in gioco la vita del nostro popolo, e così via. Ma dopo qualche istante il tormento ricomincia.

L’altra cosa che tutti sanno, anche se hanno sempre cercato di mettere la cosa sotto silenzio, sono le opere di quell’uomo. Nella sua breve vita ha guarito migliaia di persone dalle infermità più diverse: ciechi, zoppi, sciancati, lebbrosi, gente tormentata da emorragie, perfino diversi indemoniati. Inoltre ha spesso sfamato intere folle, ma soprattutto è buono, pieno di tenerezza verso tutti. Nei suoi occhi c’è sempre stato un amore sconfinato, un amore speciale, capace di ridestare perfino lo spirito spento dei morti - cosa che in effetti lui stesso ha fatto, in più di un’occasione.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di Luca Doninelli

 

 

 



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