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CRISI/ Roth, Singer, Werfel: essere ebrei e non perder la speranza quando l’Europa è in pezzi

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Ma lo Spirito del Male tenta il suo cuore buono e stanco di essere deriso e gli suggerisce di vendicarsi. In un momento di debolezza, si lascia convincere, ma poi si pente e muore da mendicante: «Quando il momento verrà, me ne andrò con gioia. Qualsiasi cosa possa esservi laggiù, sarà reale, senza complicazioni, senza prese in giro, senza inganni. Dio sia lodato: laggiù non è possibile turlupinare neppure Gimpel». Non è l’illusione di chi spera di essere risarcito nell’aldilà, è la certezza di un’intera vita che nel precario equilibrio di tutte le cose guarda l’essenza della realtà, dove si rivela la verità nuda, senza inganno.

 

Scritto nel 1926, La morte del piccolo borghese di Franz Werfel introduce il lettore nel clima di Vienna, già capitale dell’impero asburgico, ora vinta e priva dell’antico prestigio. Il protagonista Karl Fiala ha un modesto impiego come guardiano di un magazzino e vive nel ricordo nostalgico della gloria passata, quando come portiere in livrea apparteneva a suo modo al mondo imperiale, era  un tassello dell’ordine mondiale che gli Asburgo assicuravano ai loro sudditi. Vive con la moglie, il figlio epilettico e l’arcigna cognata in un modesto alloggio di due locali, dopo aver dovuto venderne uno più grande. In un paese precipitato nella miseria, in preda all’inflazione galoppante, al signor Fiala non resta che la speranza di agire con oculatezza per garantire alla sua famiglia un modesto reddito: investe tutti i suoi risparmi in una polizza assicurativa.

Ma il premio può essere pagato solo dopo una certa data e l’uomo è malato ai polmoni. Decide di farsi ricoverare all’ospedale e la narrazione è, d’ora in poi, il resoconto della sua degenza e della sua morte. I medici prospettano alla moglie una fine rapida per suo marito, affetto da numerose malattie. Le cose sembrano precipitare, ma il moribondo riprende vita e si ostina a non morire. I suoi parenti attendono. Due giorni dopo la data che si era prefissa, quella della scadenza dell’assicurazione, il signor Fiala muore, in apparenza uomo sottomesso al destino, in realtà capace di una grande capacità di resistenza.

 

Gli scrittori considerati danno vita a questi e altri personaggi (chi non ricorda la figura di Andreas, il santo bevitore di Roth?) non integrati, solitari, ma portatori di un significato che va oltre le loro vicende. Si potrebbe anche dire portatori di speranza.

 

 



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