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25 APRILE/ Il "revisionista" Napolitano manda in pensione Dossetti e la Resistenza a senso unico

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ha così prevalso una storiografia tesa ad espellere gli Alleati dalla lotta che ha condotto alla Liberazione. Una mutilazione che si è parallelamente estesa alla Resistenza nel senso che dalla immagine degli italiani che hanno combattuto contro Hitler e Mussolini sono stati cancellati i militari e più in generale tutte le formazioni non filocomuniste. Rimasero principalmente in campo i comunisti che accettavano al massimo il ricordo degli azionisti (spazzati via nelle prime libere elezioni del 1946). Nessuno ha più ricordato i capi politici e militari (Alfredo Pizzoni, presidente del Cln Alta Italia, e il generale Raffaele Cadorna, comandante del Corpo Volontari della Libertà a cui facevano capo le formazioni partigiane). Numerose figure tra le più importanti ed eroiche sono state estromesse dalla memoria resistenziale: basti pensare al colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo che animò la Resistenza clandestina a Roma e che fu fucilato alle Fosse Ardeatine o alle imprese di Edgardo Sogno (a cui facevano capo le Brigate “Franchi”).

È così che si è arrivati a trasformare la stessa Costituzione in un’arma di divisione dando vita a quel che Giuseppe Dossetti esaltava come “partito della Costituzione” che pretende di identificare la Carta - paternità e valori - con l’intesa catto-comunista (più singoli socialisti ed azionisti).

 

È evidente che rievocare Liberazione, Resistenza e Costituzione per disegnare una “unità nazionale” nel segno della contrapposizione agli Alleati occidentali, ai militari italiani e alle componenti che non furono filocomuniste nel dopoguerra italiano sfocia nella esasperata divisione e - elemento non secondario - nella più ardita e strumentale manipolazione dei fatti storici.

 

Quest’opera di appropriazione e di divisione è negli ultimi tempi diventata più traumatica per due ragioni. Primo: perché sull’onda di “Mani pulite” nel discredito dei partiti che hanno governato l’Italia - “salvando”, insieme al Pci, sinistra Psi e sinistra Dc - si è cristallizzata la falsificazione secondo cui - come scrisse lo storico di sinistra Nicola Tranfaglia - “azionisti e comunisti furono le forze fondamentali che riportarono l’Italia alla democrazia”.

La Resistenza è stata quindi immaginata come “tradita” dal dopoguerra insegnando il fascismo come figlio dell’Italia liberale e padre dell’Italia democristiana e dipingendo la ricostruzione democratica come restaurazione capitalistica e spoliazione di classe. Secondo: se in passato il primato catto-comunista nella eredità della Resistenza almeno si spalmava in modo trasversale su maggioranza e opposizione e comunque poteva svolgere anche una funzione di coesione sia pur molto selettiva, con l’avvento del maggioritario l’intera comunità che si autoeleggeva “Super Io” nazionale in nome dell’antifascismo è finita tutta da una parte tacciando di neofascismo lo schieramento avversario.

 

 

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COMMENTI
26/04/2010 - Revisionismo e lettura più vera della storia (Salvatore Ragonesi)

I tentativi di revisionare la storia della Resistenza non possono riuscire finché si considera soltanto il breve periodo 1943-1945 e si esclude totalmente il Sud,come se non fosse esistito,tranne che per farlo poi rientrare negli avvenimenti politici successivi promossi dal vento del Nord.Questo è stato finora il modo di affrontare la storia della Resistenza da parte di tutti gli storici e politici.Non si è voluto cogliere il tempo lungo dell'antifascismo,là dove sono maturati gli ideali,i valori,la cultura e gli uomini capaci di alimentare davvero una lotta di liberazione nazionale non affidata al settarismo e all'opportunismo,né si è considerato il protagonismo meridionale nell'assunzione di compiti resistenziali che non si esauriscono nella lotta armata contro i nazifascisti.La Resistenza civile non è un episodio marginale ed irrilevante e ad essa ha partecipato tutto il popolo italiano in tutto il territorio nazionale,senza discriminazioni e atteggiamenti di superiorità ideologica e politica e soprattutto con la piena consapevolezza di svolgere azione unificante e costruttiva di libertà e giustizia.Il biennio 1943-1945 deve essere perciò organicamente legato al precedente ventennio,di cui storicamente fa parte integrante.Così si evitano le falsificazioni e si ottiene una visione più vera della storia,senza le furbizie dei pochi e lo sciovinismo di partito o di gruppo o di singoli.