BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

25 APRILE/ Il "revisionista" Napolitano manda in pensione Dossetti e la Resistenza a senso unico

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 È così che per celebrare la Liberazione sono stati coinvolti dall’Anpi i presidenti del Consiglio, del Senato e della Camera solo quando erano di sinistra. Oggi, dopo che ha vinto il centro-destra,  nessuno di essi è chiamato dall’Anpi. Le contestazioni verso i rappresentanti di Comune, Provincia e Regione conquistati dal centro-destra sono definite dagli pseudo partigiani “fischi democratici”.

L’uso dell’antifascismo per attaccare chi ha vinto le elezioni e la rappresentazione della maggioranza dei cittadini come manipolati o insensibili ai valori democratici ha provocato un senso di lontananza nei confronti di una Resistenza tutta a guida comunista e brandita polemicamente contro chi non è di sinistra. A ciò si aggiunge il fatto che la caduta del comunismo ha inevitabilmente suscitato una rilettura critica di quanto fatto dai comunisti anche in Italia. I partiti di sinistra bollano ciò come “revisionismo”, ma è un fenomeno storiografico mondiale.

Quest’anno il 25 aprile si è pertanto delineato a Milano come un appuntamento di divisione e di polemica.

 

Il “Comitato Antifascista” che promuove il corteo e sceglie gli oratori è infatti gestito con la presenza solo dei partiti di opposizione ed inoltre si è spaccato anche al proprio interno su un documento presentato da Uil e Cisl che intendeva evitare la strumentalizzazione antigovernativa. Al contrario Anpi, Cgil e partiti (di sinistra) hanno insistito per una “chiassata” antiberlusconiana quasi di rivincita per il recente risultato elettorale: la crisi economica non rientra in un fenomeno internazionale ed è attribuita alla politica del governo, la democrazia è in pericolo, non tutte le istituzioni vanno difese (e cioè: sì la Corte costituzionale, no la Presidenza del Consiglio), rifiuto di appello alla liberazione dei detenuti politici perché implicherebbe una critica della dittatura cubana. Risultato: il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, a cui quest’anno toccava parlare in rappresentanza unitaria dei sindacati ha rifiutato di venire.

 

È in questo contesto che va vista la decisione di Napolitano di venire a Milano. Già l’anno scorso il Presidente della Repubblica aveva svelenito il 25 aprile riabilitando il ruolo dei militari italiani nella Resistenza “in passato - egli disse - tenuto in ombra”. E Silvio Berlusconi assecondò questo sforzo andando a celebrare il 25 aprile ad Onna.

Ora Napolitano è intervenuto mettendo insieme sia Anpi sia Comune di Milano nel promuovere la celebrazione di sabato 24 aprile al Teatro alla Scala. Nell’occasione ha invitato personalmente il presidente della Regione Roberto Formigoni e quella mattina incontrerà il presidente della Provincia Guido Podestà. Come è noto Berlusconi, Formigoni, Moratti e Podestà sono i bersagli dei “fischi democratici” che si stanno organizzando per il corteo.

Napolitano viene a Milano per sottrarre il 25 aprile alle divisioni strumentali e ai veleni. La presenza rasserenatrice del Presidente della Repubblica potrebbe essere l’occasione per ripensare il modo di celebrare questa data a Milano, voltare pagina rispetto al passato dando vita a un rinnovato “Comitato antifascista” di cui facciano parte anche gli altri partiti - a cominciare da Pdl e Udc – insieme a Comune, Provincia e Regione affinché si celebrino e si meditino Resistenza, Liberazione e Costituzione in modo civile e non come “guerra civile” senza fine.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
26/04/2010 - Revisionismo e lettura più vera della storia (Salvatore Ragonesi)

I tentativi di revisionare la storia della Resistenza non possono riuscire finché si considera soltanto il breve periodo 1943-1945 e si esclude totalmente il Sud,come se non fosse esistito,tranne che per farlo poi rientrare negli avvenimenti politici successivi promossi dal vento del Nord.Questo è stato finora il modo di affrontare la storia della Resistenza da parte di tutti gli storici e politici.Non si è voluto cogliere il tempo lungo dell'antifascismo,là dove sono maturati gli ideali,i valori,la cultura e gli uomini capaci di alimentare davvero una lotta di liberazione nazionale non affidata al settarismo e all'opportunismo,né si è considerato il protagonismo meridionale nell'assunzione di compiti resistenziali che non si esauriscono nella lotta armata contro i nazifascisti.La Resistenza civile non è un episodio marginale ed irrilevante e ad essa ha partecipato tutto il popolo italiano in tutto il territorio nazionale,senza discriminazioni e atteggiamenti di superiorità ideologica e politica e soprattutto con la piena consapevolezza di svolgere azione unificante e costruttiva di libertà e giustizia.Il biennio 1943-1945 deve essere perciò organicamente legato al precedente ventennio,di cui storicamente fa parte integrante.Così si evitano le falsificazioni e si ottiene una visione più vera della storia,senza le furbizie dei pochi e lo sciovinismo di partito o di gruppo o di singoli.