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SHOAH/ L’omelia del Venerdì santo, pietra miliare nel dialogo ebrei-cattolici

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Benedetto XVI (Ansa)  Benedetto XVI (Ansa)

 

Mi sembrava strano che Padre Cantalamessa, Concionator domus pontificalis riproponesse queste posizioni, lui così vicino a quel papa Benedetto XVI, che nel 2001, Cardinale Joseph Ratzinger prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nell’introduzione al documento della Pontificia Commissio Biblica, scriveva che: "..un congedo dei cristiani dall’Antico Testamento ...avrebbe la conseguenza di dissolvere lo stesso cristianesimo, ma non potrebbe neppure essere utile ad un rapporto positivo tra cristiani ed ebrei", e continuava: "Ciò che però deve conseguire… è un rinnovato rispetto per l’interpretazione giudaica dell’Antico Testamento", ma anche che: "...i cristiani possono imparare molto dall’esegesi giudaica praticata per 2000 anni", per concludere: "Io penso che queste analisi saranno utili per il progresso del dialogo giudeo-cristiano, ma anche per la formazione interiore della coscienza cristiana".

 

E allora, per esprimere un giudizio ponderato non mi restava che leggere l’omelia nella sua interezza, evitando di reagire a caldo ai cosiddetti lanci d’agenzia e alle semplificazioni spesso interessate dei giornali come è accaduto a molti esponenti dell’ebraismo italiano e mondiale.

 

L’omelia si compone di venticinque capoversi di cui solo tre, quelli finali, si riferiscono esplicitamente al mondo ebraico e alla citazione della lettera dell’amico ebreo. Il tema centrale è la violenza e il suo rapporto col sacro e in particolare la violenza sulle donne. R. Girard aveva affermato che “la violenza è il cuore e l’anima segreta del sacro”. Secondo lui è Gesù che spezza definitivamente il meccanismo che sacralizza la violenza.. Aggiunge Padre Cantalamessa che “Il valore moderno della difesa delle vittime, dei deboli e della vita minacciata è nato sul terreno del cristianesimo, è un frutto tardivo della rivoluzione operata da Cristo”. Sottolineo tardivo perché vedo nell’uso di questo aggettivo un rammarico ed una critica per il grande ritardo nella realizzazione di questo valore.

 

É evidente che per l’ebraismo questo legame si spezza con il presunto sacrificio di Isacco. Abramo è pronto, nonostante l’immenso dolore a sacrificare l’unico figlio nato da Sara in tarda età ed è l’Onnipotente che lo ferma, indicando, appunto nella rinuncia al sacrificio umano, ad Abramo e ai suoi discendenti il valore fondante della sacralità della vita e separando definitivamente il destino di Israele da quello dei popoli circostanti, dediti all’idolatria e ai sacrifici umani sopratutto dei primogeniti. Ma non possiamo certamente essere noi a togliere a Padre Cantalamessa il diritto di ritenere che sia il cristianesimo a spezzare definitivamente questo rapporto fra violenza e sacro.

 

 

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