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SHOAH/ L’omelia del Venerdì santo, pietra miliare nel dialogo ebrei-cattolici

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Benedetto XVI (Ansa)  Benedetto XVI (Ansa)

 

E allora non ci resta che ascoltare la parole del rabbino Alon Goshen-Gottstein (direttore dell’Elijah Interfaith Institute di Gerusalemme) pubblicate dall’autorevole Jerusalem Post. Dopo aver notato che per augurare Buona Pasqua agli ebrei si utilizza la Basilica di S. Pietro, in occasione del Venerdì Santo, di fronte al Papa, si chiede: “quando era mai successo precedentemente che un’omelia del Venerdì Santo fosse usata per tale scopo? Probabilmente mai. Perché diamo per scontato questo gesto di buona volontà? Perché ci sorvoliamo sopra in silenzio?

 

Pensare agli ebrei come a fratelli nella fede durante il servizio del Venerdì Santo davanti al Papa è il frutto di decenni di lavoro nel campo delle relazioni ebraico-cristiane. Che ciò sia stato detto così naturalmente e spontaneamente è la vera notizia”. Si domanda il rabbino: ”Il salutarci il Venerdì Santo con parole prese dalla Mishna e Haggada non trasmette forse un potente messaggio che qui c’è qualcosa di giusto e che abbiamo fatto progressi?”. E continua: "Dobbiamo esprimere il nostro rammarico per non essere riusciti ad ascoltare il messaggio come era stato trasmesso e per aver permesso ai media di creare una storia sbagliata, perdendo quella vera… Gli ultimi giorni ci hanno mostrato ancora una volta che un cattivo ascolto è esso stesso una fonte di violenza". E conclude: "Grazie Padre Cantalamessa". Io aggiungo: "qualcuno dovrebbe chiedere scusa a Padre Cantalamessa".

 

(Guido Guastalla - Consigliere Comunità ebraica Livorno)



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