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SHOAH/ L’omelia del Venerdì santo, pietra miliare nel dialogo ebrei-cattolici

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Benedetto XVI (Ansa)  Benedetto XVI (Ansa)

La tempesta mediatica suscitata dall’omelia di Padre Raniero Cantalamessa mi ha colto nella casa di Barcellona, nel Barrio Gotico, fra la grande chiesa gotica di Santa Maria del Mar e la Cattedrale: questa era la zona dove nel Medio Evo, dopo la predica del Venerdì Santo si scatenavano le violenze omicide della plebaglia nei confronti degli ebrei, il luogo da dove nell’estate del 1492, nel giro di poche settimane, a seguito dell’editto di espulsione dei reali cattolici Ferdinando e Isabella, gli ebrei di quella città come di tutta la Spagna furono costretti a convertirsi o partire, abbandonando tutti i loro averi, le loro case, i loro cimiteri, gli affetti e i ricordi più cari.

 

Molti di loro partirono portandosi dietro la chiave, dopo aver accuratamente chiuso il portone di casa, con la segreta speranza di ritornare; altri, fra cui i miei antenati, trovarono rifugio per pochi anni in Portogallo, da cui furono espulsi dopo l’eccidio di Lisbona del Venerdì Santo del 1506, arrivando pochi anni dopo nel sicuro porto di Livorno, dove il Granduca di Toscana, Ferdinando I con le leggi patenti del 1591-93 garantì non solo libertà di culto ma la possibilità, per l’epoca assolutamente straordinaria, di ritornare a praticare il giudaismo per i nuevos cristianos (quei marrani che in tutta Europa, se scoperti a praticare in segreto il giudaismo, venivano bruciati sulle auto da fé).

 

Così come, per Pesach (la Pasqua ebraica) si celebra la liberazione dalla schiavitù in terra d’Egitto all’epoca del faraone, circa 3.500 anni fa, ed ogni ebreo nel momento del ricordo e della celebrazione del rito è come se egli stesso fosse presente a quel miracolo, a maggior ragione la memoria delle persecuzione e della cacciata dalla Spagna e dal Portogallo fanno parte del vissuto e delle emozioni profonde di chi da quel mondo proviene.

 

Dopo cinque secoli, un altro predicatore francescano, come se il tempo non fosse passato, riproponeva la stessa politica del disprezzo e la stessa teologia della sostituzione della vecchia con la nuova alleanza? Come se non ci fossero stati Papa Giovanni XXIII, il Concilio Vaticano II, la dichiarazione Nostra Aetate, Giovanni Paolo II, il suo viaggio a Gerusalemme, la sua solenne richiesta di perdono al Muro Occidentale, il viaggio in Israele di Benedetto XVI?

 

 

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