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DIBATTITO/ Quando Amendola convinse De Gasperi a “sdoganare” il 25 aprile targato Pci

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A tutto questo si combinava, sempre negli anni ’90, l’emergere di un’intensa discussione intellettuale che, impegnando accademici di rango, ad esempio come Aga Rossi, Pavone e Rusconi, o giornalisti famosi, come Pansa, partiva da un tentativo di ridefinizione molto più ampia di resistenza, da quella dei militari a quella “passiva” dei cittadini, e si spostava rapidamente al concetto di guerra civile, termine tradizionalmente caro alla pubblicistica della destra e sdoganato paradossalmente da un intellettuale di sinistra come Pavone dopo che era rimasto per decenni ai margini della discussione pubblica.


Tuttavia, uno dei punti decisivi delle controversie risiede proprio nel giorno scelto per la celebrazione, il 25 aprile. Come si sa, sin dall’inizio, non fu affatto scontato che fosse proprio quella data ad indicare il momento di redenzione dalla fine della guerra e dalla dittatura. Si sarebbe potuto optare per l’8 maggio che segnava la fine del conflitto mondiale o per il 2 maggio, anniversario della cessazione della guerra. Invece, venne scelto il 25 aprile, ovvero il giorno in cui il Clnai proclamò l’insurrezione nazionale nelle grandi città del Nord Italia.


E fu il deputato del Pci Giorgio Amendola, nel 1945, che in un’accalorata lettera ad Alcide De Gasperi convinse lo statista trentino e il governo d’unità nazionale ad accettare la proposta che fu poi trasformata rapidamente in un decreto esecutivo. I motivi della proposta amendoliana, come ha sottolineato in un saggio Maurizio Ridolfi, erano formalmente due: da un lato, enfatizzare l’azione del Cln avrebbe potuto avere dei riscontri positivi nella definizione del trattato di pace; dall’altro lato, trasformare la proclamazione dell’insurrezione nazionale in un mito fondativo significava legittimare non solo il Cln ma i soggetti politici della resistenza, ovvero i partiti, come costruttori di una nuova Italia.


In realtà, l’elevazione della resistenza a mito fondativo significava sostanzialmente una legittimazione politica soprattutto per il partito di Amendola, il Pci, che, seppur ideologicamente antisistema e legato a filo doppio, simbolicamente e politicamente, all’Urss, ovvero la superpotenza nemica, stava costruendo la sua nuova veste identitaria e la sua politica culturale proprio sull’essere il prodotto di una lunga tradizione nazionale.

 

 

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COMMENTI
26/04/2010 - Partigiani junior? (Giovanni Romano)

Io non sottovaluterei tanto disinvoltamente questo fenomeno.