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DIBATTITO/ Quando Amendola convinse De Gasperi a “sdoganare” il 25 aprile targato Pci

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Il culto degli eroi e dei martiri della resistenza assumeva una necessità politico-pubblica per il Pci che tendeva a presentarsi come un partito nazionale legato, al tempo stesso, alla tradizione nazional-risorgimentale, all’internazionalismo del movimento operaio e, infine, al mito-modello sovietico che, almeno fino al 1956, toccò delle vette insuperate di fideismo millenarista e di fiducia acritica nei confronti della terra del socialismo realizzato.


Di tutt’altro tenore, invece, era la concezione e il discorso pubblico sulla resistenza elaborato dalla Democrazia Cristiana e, in generale, dai cattolici. La Dc, infatti, rifletteva il paradigma neoguelfo dell’Italia come “nazione cattolica” e secondo De Gasperi era portatrice di una missione salvifica per il Paese: «Ho voluto salvare la compattezza del Partito - disse lo statista di Pieve Tesino nell’agosto del 1945 al Consiglio nazionale - non perché è un Partito, ma perché il nostro partito è la salvezza d’Italia». In questo contesto, la resistenza assumeva, seppur all’interno di una rottura violenta, il risultato di uno sviluppo unitario e conciliatorista.


All’indomani della fine del secondo conflitto mondiale, come è stato dimostrato recentemente da un giovane storico, Paolo Acanfora, la Dc seppur tra declinazioni politiche, umori e sensibilità differenti legava l’interpretazione della resistenza a quella del risorgimento incompiuto, identificando nell’idealismo risorgimentale un punto di contatto tra il processo di unità nazionale e la resistenza. Don Sturzo, nel 1949, asserì che l’incompiutezza del risorgimento nella costruzione della coscienza nazionale «intorbidita da un anticlericalismo massonico» veniva adesso rinvigorita dal «secondo risorgimento».


Nel 1951 la Segreteria politica della Dc per sottolineare il contributo che il cattolicesimo politico aveva fornito alla resistenza invitava i dirigenti e i militanti a raccogliere «l’elenco dei nostri militari e morti nei lager». Emblematico, da questo punto di vista, anche il bollettino politico - citato sempre nel saggio di Acanfora - che l’ufficio di propaganda della Dc forniva ai propri militanti come slogan politico: «25 aprile 1945: festa della Resistenza contro la dittatura fascista. 18 aprile 1948: vittoria dell’Italia contro il pericolo bolscevico».


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COMMENTI
26/04/2010 - Partigiani junior? (Giovanni Romano)

Io non sottovaluterei tanto disinvoltamente questo fenomeno.