BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ La crisi è colpa della Chiesa... L'ultima trovata degli economisti all'americana

Pubblicazione:

broker-with-hands-on-faceR375.jpg

Quando il Papa ha detto di non affidarsi a maghi ed economisti non era ancora uscito l’ultimo libro di Luigi Zingales e Gianpaolo Salvini. Ma forse qualcuno gli aveva già riferito i contenuti. È molto difficile decidere da dove iniziare a parlare de Il buono dell’economia (Università Bocconi editore) che l’economista che insegna a Chicago, e scrive su Il Sole 24 Ore e L’Espresso, e il direttore de La Civiltà Cattolica hanno scritto a quattro mani chiacchierando di etica ed economia sollecitati dalle osservazioni di Salvatore Carruba, giornalista. Così, siccome i temi toccati sono molti (e ognuno troppo facilmente contestabile), arbitrariamente, ne prendiamo in considerazione solo due.


Però s’impone innanzitutto una premessa. Zingales, per la prima volta, ammette che le cause alla base dello scoppio della crisi finanziaria sono anche di natura etica. E questo è già un risultato, considerando soprattutto che quando Benedetto XVI affermò che la causa della crisi sta nell’avidità dell’uomo, venne dileggiato dai professori di economia che gli chiesero cortesemente di non impicciarsi di cose che non conosce. Bene: adesso Zingales dice che quel giudizio un qualche fondamento l’aveva. Meglio tardi che mai: sarà certamente colpa dell’aria rarefatta che si respira nella prestigiosa Università di Chicago se la realtà viene riconosciuta con un ritardo di un paio d’anni.


I due temi sui quali vale la pena concentrarsi riguardano l’insegnamento dell’economia nelle Università e le responsabilità della Chiesa cattolica nello scoppio della crisi. Il dubbio che attanaglia Zingales viene spiegato con l’esempio del “dilemma del prigioniero”, il più famoso rompicapo della teoria dei giochi. Quando due prigionieri sono incarcerati e sono sotto la minaccia di una pena, la sanzione mediana che entrambi possono sperare che gli venga comminata si ha quando tutti e due confessano il delitto commesso. Se si fidassero uno dell’altro e nessuno dei due confessasse, sarebbero condannati ad una pena inferiore, mentre se uno confessa e l’altro no, il primo viene rilasciato e l’altro viene condannato a una pena maggiore. La teoria in base alla quale in un mercato competitivo ogni uomo è portato a massimizzare il proprio tornaconto, impone che la scelta più logica sia quella che nessuno dei due si fidi dell’altro (perché ognuno pensa che l’altro massimizzi il proprio interesse) e quindi la scelta più logica si ha quando i due si tradiscono a vicenda e confessano.

 


Leggi anche: Alcune riflessioni sul concetto di razionalità della Teoria Economica, di E. Rigotti

 

 Leggi anche: CARITAS IN VERITATE/ L'economia civile di Benedetto XVI, di F. Felice

 

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
27/04/2010 - Qualche riflessione. (Francesco Prati)

Premesso che non condivido alcune delle tesi del prof. Zingales, soprattutto nel parallelismo tra cultura cattolica e cultura protestante, ritengo che spesso ci si dimentichi di come nella storia, importanti innovazioni economiche siano state compiute da religiosi cattolici (penso soprattutto alla nascita dei "monti di pietà" diventati poi banche o alla nascita dei "bilanci a partita doppia", ma gli esempi non mancano...) Ancora una volta, però, trovo irrispettosi e privi di correttezza gli attacchi a chi si è distinto per i propri studi anche all'estero (come se uno si dovesse vergognare di essere un "economista all'americana" o facili ironie quali "colpa dell’aria rarefatta che si respira nella prestigiosa Università di Chicago") Per concludere, il citato "dilemma del prigioniero" apre le porte ai discorsi sul ruolo della "fiducia" nel mercato. Ruolo che è fondamentale in una società avanzata, e senza il quale nessun tipo di scambio commerciale potrebbe esistere. Il problema del professore tra l'insegnare "cosa si ritiene giusto" e "cose logiche" o semplicemente tecniche non lo trovo così banale. Personalmente preferirei un insegnate che mi dia tutti gli strumenti possibili, lasciando a me la decisione su cosa sia etico e cosa no, piuttosto che un'accurata censura sul sapere. Mi chiedo infatti se sia giusto, per esempio, che nel caso un docente non ritenga "etico" il prestito di denaro, i suoi studenti non sappiano calcolare i tassi d'interesse composti!