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ETA’ CLASSICA/ La "follia" dei Greci: patologia clinica o domanda di senso?

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Antonio Canova, Amore e Psiche (1788)  Antonio Canova, Amore e Psiche (1788)

La cultura greca è assai più complessa di quanto potrebbe credere il visitatore che resta affascinato dalle bellezze del Partenone o degli edifici disseminati lungo la Valle dei Templi. I Greci hanno donato alla cultura occidentale il lógos e sulla base di questo hanno costruito una sapienza (sophia) che avrebbe segnato i secoli avvenire. Per secoli Platone e Aristotele aiutarono i pensatori cristiani (e anche molti islamici) a prendere coscienza di sé e della propria cultura. Ma l’uomo greco percepisce anche, sia dentro di sé sia nella realtà che lo circonda, l’esistenza di forze irrazionali che lo condizionano e lo sommergono. Nel pantheon greco vi è posto per Apollo e Atena, gli dèi che rappresentano la bellezza e la sapienza, ma vi è posto anche per divinità maligne e mostri, che si divertono a traviare l’uomo e a condurlo alla perdizione e all’orrore. Vi è Ate, che acceca l’uomo e ne annienta le capacità di decisione, o Lyssa, la dea del furore, che induce la follia in un eroe forte e buono come Eracle e gli fa uccidere la moglie e i figlioletti. E la stessa Atena, la dea della sapienza, può portare alla follia Aiace, fino a fargli commettere azioni che ne determinano il disonore e infine al suicidio.


Un poeta tragico, Sofocle, inizia uno dei suoi cori più famosi con le parole Pollà tà deiná, “Vi sono molte cose tremende” (deinà, forze che generano un sentimento fra la meraviglia e il terrore), e più tremenda di tutte è l’uomo, che è, in piccolo, come lo specchio delle forze che agitano l’universo. Vi sono nella natura poteri oscuri o sconosciuti. Nella città greca operano anche i Coribanti con le loro sfrenate e rumorose danze iniziatiche, o i guaritori profeti (iatromanti), o gli indovini che vanno in estasi e in trance, o i seguaci di culti feroci durante i quali si squartano animali che vengono divorati crudi.


Pur valorizzata ed esplorata fin nelle sue estreme possibilità, la razionalità umana non è in grado di dare risposte definitive su molte domande che l’uomo si fa. Questo rende inquieto l’uomo greco e lo spinge a valorizzare esperienze in cui sembra che la ragione possa oltrepassare, almeno temporaneamente, i confini che la natura le ha imposto. Vi sono circostanze in cui l’uomo vive sensazioni particolari, come il guerriero omerico che nel momento di affrontare la battaglia è preso da un’esaltazione (ménos) che gli accresce le forze in modo incredibile. Le esperienze di estasi e di trance sono spesso dolorose (la profetessa di Delfi prova dolore fisico nel momento in cui il dio la fa profetare), e il più delle volte chi le prova non è poi in grado di ricordarle. Vi furono personaggi privilegiati, come Epimenide o Aristea, che ebbero l’opportunità di provare in modo eccezionale queste esperienze, ma a nessuno è preclusa una qualche forma di esperienza estatica. Il problema dunque sta nell’incanalare queste forme di conoscenza alternativa rendendole nel contempo utili per la società.


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