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ETA’ CLASSICA/ La "follia" dei Greci: patologia clinica o domanda di senso?

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Antonio Canova, Amore e Psiche (1788)  Antonio Canova, Amore e Psiche (1788)

I due sostantivi che dànno il titolo al libro di Giulio Guidorizzi, Ai confini dell’anima. I Greci e la follia (Raffaello Cortina Editore, Milano, 2010) si riferiscono entrambi a due concetti molto impegnativi per l’uomo greco: l’anima fu oggetto di riflessione in ogni epoca (Omero la rappresenta come un’entità sfuggente simile al fumo), e “confine” è una parola chiave per la cultura greca, che percepisce in modo persino esasperato il senso del limite: in quel mosaico dall’equilibrio instabile che è l’universo, il superamento del limite stabilito per ogni creatura (uomo o dio) può portare a un baratro di conseguenze imprevedibili, fino all’annientamento di intere generazioni: è il peccato di hybris, la trasgressione che non ha rimedio. Il sottotitolo invece sembra riduttivo. Il libro si occupa di una sfera di fenomeni assai più ampia della follia vera e propria. Vi sono descritte esperienze che sono piuttosto da ritenere come stati di transitorio turbamento delle facoltà mentali o che si collocano in una zona di confine ai limiti della razionalità.


Come si legge subito all’inizio, «Per i Greci la follia non fu solo il baratro buio della ragione, ma anche l’incontro con sfere nascoste della mente e con una dimensione dalla quale un essere umano resta escluso finché la coscienza non lo abbandona». Platone, al quale è dedicato un’ampia sezione del libro, distingue nel Fedro tra una follia patologica e una follia benefica che permette di sconfinare in zone irraggiungibili dalla ragione. La prima (ánoia, non-pensiero) può nascere da alterazioni fisiche o mentali e deve essere curata coi provvedimenti opportuni. Alla seconda sono legate forme di esperienze che conducono l’anima dell’uomo a uscire da sé (ék-stasis, la condizione di chi è fuori di sé) fino a vedere cose che non vedrebbe quando è nel pieno delle sue facoltà mentali: tali sono per esempio l’ebbrezza, l’innamoramento, l’emozione della poesia, l’estasi indotta dalla divinità (enthousiasmòs).


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