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MEDIOEVO/ Giovanni di Fécamp, l'abate poeta che esaltò Cristo innamorato dell'uomo

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Egli ha gustato i grandi maestri, dai salmi ai Padri della Chiesa e li ha assimilati così bene da comporre un florilegio dei loro scritti senza accorgersi di fare un’opera originale. La sua persona rimane completamente celata, in luce si trova il mistero della salvezza fino allo splendore della Chiesa in terra e in cielo. Tanti sono i momenti in cui è evidente che la preghiera monastica dell’abate di Fécamp, composta quasi mille anni fa, è attuale e valida ancor oggi in mutate circostanze:



Abbi pietà di me: attirami a te
con la forza della tua onnipotenza  
e non mi lasciar vagabondare
dietro alla mia volontà e al mio libero arbitrio.
Non lasciare che si oscuri in me la tua immagine:
custodita dalla tua protezione, essa è sempre stupenda,
sempre nobile e luminosa.
Per te e per il tuo santo nome
accresci sempre in me la fede,
la fede retta, la fede santa, la fede immacolata.
Attraverso l’amore e l’umiltà
essa operi in me tutto ciò che ti è gradito.



Non solo il monaco, ma ogni cristiano è consapevole di essere viandante su questa terra e sa di dover tenere gli occhi fissi alla meta. Ecco come evoca questa condizione di speranza la poesia di Giovanni di Fécamp:

O casa luminosa e bellissima,
io ho sempre amato il tuo splendore
e il luogo dove abita la gloria del mio Signore,
colui che ti ha costruita e ti possiede.
Sospiri a te il mio pellegrinaggio
e a Lui, che  ti ha fatta, io dico
che al tuo interno possieda anche me,
perchè anche me Egli ha fatto.
Come pecora smarrita sono andato errando,
ma sulle spalle del mio pastore, il tuo architetto,
io spero di essere a te ricondotto.
Gerusalemme, dimora eterna di Dio, non si scordi di te l’anima mia:
dopo l’amore per Cristo, sii tu la mia gioia
e il dolce ricordo del tuo nome beato
mi sollevi dalla tristezza e da ciò che mi opprime.



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