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LETTURE/ Le crociate? Rodney Stark smonta il mito della "superiorità islamica"

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G. De Min, Ritorno dei crociati feltrini dalla Terra santa  G. De Min, Ritorno dei crociati feltrini dalla Terra santa

Mostrando senza reticenze le contraddizioni tipiche del mondo medievale, in cui cavalieri e nobili cristiani “erano tremendamente violenti, pronti a commettere i più orrendi peccati e al tempo stesso traboccanti di autentico sentimento religioso” (126), Stark innesta il rivoluzionario appello di Urbano II a Clermont (1095) nella tradizione millenaria del pellegrinaggio. Emerge così come furono proprio la volontà di espiazione e il desiderio di salvezza eterna a sospingere la marcia verso la Terra Santa di centinaia di migliaia di uomini, che non esitarono a mettere a repentaglio la propria vita e ad impiegare largamente delle proprie fortune in risposta all’appello papale.

 

La dettagliata trattazione manca purtroppo di un inquadramento all’interno del quadro della Chiesa medievale, interessata in quel periodo da fenomeni come l’ascesa dell’autorità papale, la nascita di movimenti di riforma e l’affermazione di una vitale religiosità laica, che senz’altro contribuirono all’insorgere delle crociate. D’altra parte, la formazione sociologica dell’autore permette di guardare ad alcuni aspetti chiave della storia delle crociate in maniera nuova - penso ai meccanismi di arruolamento per la crociata e alla selezione di chi, a conquista ultimata, si insediava permanentemente nei territori. Alla luce della letteratura che analizza il reclutamento dei membri dei grandi movimenti sociali, Stark mostra come non furono singoli individui, ma poche famiglie strettamente legate tra loro a dominare l’impresa delle crociate e ad assicurarne la continuazione lungo il corso di due secoli.

 

Tra storie di pellegrini e cavalieri, monaci e Templari, re e sultani, prende corpo la tesi centrale del saggio: le crociate avvennero come risposta “alle continue provocazioni dei musulmani”, animate da uomini che, lungi dal rappresentare il primo esempio di colonialisti europei ante litteram, credevano sinceramente “di combattere nei battaglioni di Dio” (336).

 

(Martina Saltamacchia)

 

Clicca qui per leggere in anteprima, per gentile concessione dell’editore:

Introduzione - Avidi barbari in cotta di maglia?

Cap. 4 - Pellegrinaggi e persecuzioni

 

 



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COMMENTI
14/04/2010 - dipende dai punti di vista (Antonio Servadio)

Caro Sig. Alberto, io la penso come lei, ma c'è un piccolo grande problema, questo scarto di qualità lo vediamo solo noi, non lo si vede affatto dal punto di osservazione interno ai paesi in cui domina quell'altra religione. In altre parole, vogliamo auto-gratificarci, parlarci addosso, o preferiamo farci capire ? A me pare che dal mondo arabo si guardi all'occidente con scarso rispetto (e giustamente) quando si nota quel dilagare del vuoto relativistico che va di pari passo con la sistematica negazione e disincentivazione della "cultura" Cristiana e con la negazione delle sue radici storiche in Europa. Quei filo-sovietici che credono di risultare apprezzabili ("politically correct") rimuovendo o nascondendo i segni e gli effetti della tradizione cristiana non pensano che forse più che compiacerli forniscono ai musulmani motivo di argomentare che l'occidente è sofferente e va convertito, però a quell'altra religione. Concordo con l'articolista, penso che oggi sia importante rileggere le crociate in modo onesto, equanime. Per decenni, nelle nostre scuole "democratiche", delle crociate sono stati riferiti e commentati soltanto gli aspetti deteriori e della rivoluzione Francese sono stati riferiti e commentati solo gli aspetti positivi. Ecco perchè oggi le crociate sono uno dei principali argomenti in bocca ai più accaniti nemici del Cristianesimo.

 
06/04/2010 - Un abisso tra religione cattolica ed islam. (Alberto Pennati)

Come non notare l'abisso tra quanto affermato da maometto: «Mi è stato ordinato di combattere tutti gli uomini fin quando non diranno: ‘Non c’è Dio se non Allah’» e la frase di Gesù: "Convertitevi e credete al Vangelo". Dove sta la superiorità?