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LETTURE/ Le crociate? Rodney Stark smonta il mito della "superiorità islamica"

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G. De Min, Ritorno dei crociati feltrini dalla Terra santa  G. De Min, Ritorno dei crociati feltrini dalla Terra santa

 

All’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle, da ogni parte le Crociate sono state invocate come causa remota a spiegazione dell’odierno terrorismo islamico, fino al consolidarsi di un’opinione pubblica così sintetizzabile: “Durante le crociate un mondo cristiano imperialista ed espansionista devastò, saccheggiò e colonizzò un Islam pacifico e tollerante” (13). Ma fu davvero così? Per rispondere a questa domanda, il sociologo della religione e docente di Storia delle Scienze Sociali Rodney Stark si lancia in una dettagliata disamina di come realmente si svolsero i fatti. Con il caratteristico stile avvincente ed il piglio incurante del politically correct, familiare ai lettori di La vittoria della Ragione e Ascesa e affermazione del cristianesimo, Stark distilla in dieci agili capitoli il lavoro di numerosi storici delle crociate, offrendo al grande pubblico una visione d’insieme chiara ed appassionante.

 

Per situare le spedizione degli “eserciti di Dio” nel loro contesto storico, il sociologo americano prende le mosse dall’avvento stesso dell’Islam, col discorso d’addio di Maometto ai suoi seguaci: «Mi è stato ordinato di combattere tutti gli uomini fin quando non diranno: ‘Non c’è Dio se non Allah’» (21), e spende le prime cento pagine a raccontare 600 anni di conquiste ed invasioni islamiche. Pagina dopo pagina, Stark sfata uno dopo l’altro i più classici miti sulle crociate, da quello della superiorità culturale, tecnologica e militare del mondo islamico sulla rozzezza dei barbari europei, a quello che spiegherebbe la partenza dei crociati con la brama di ricchezze, terre, e bottino, per lo più da parte dei secondogeniti della nobiltà europea, senza gloria e senza averi.

 

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COMMENTI
14/04/2010 - dipende dai punti di vista (Antonio Servadio)

Caro Sig. Alberto, io la penso come lei, ma c'è un piccolo grande problema, questo scarto di qualità lo vediamo solo noi, non lo si vede affatto dal punto di osservazione interno ai paesi in cui domina quell'altra religione. In altre parole, vogliamo auto-gratificarci, parlarci addosso, o preferiamo farci capire ? A me pare che dal mondo arabo si guardi all'occidente con scarso rispetto (e giustamente) quando si nota quel dilagare del vuoto relativistico che va di pari passo con la sistematica negazione e disincentivazione della "cultura" Cristiana e con la negazione delle sue radici storiche in Europa. Quei filo-sovietici che credono di risultare apprezzabili ("politically correct") rimuovendo o nascondendo i segni e gli effetti della tradizione cristiana non pensano che forse più che compiacerli forniscono ai musulmani motivo di argomentare che l'occidente è sofferente e va convertito, però a quell'altra religione. Concordo con l'articolista, penso che oggi sia importante rileggere le crociate in modo onesto, equanime. Per decenni, nelle nostre scuole "democratiche", delle crociate sono stati riferiti e commentati soltanto gli aspetti deteriori e della rivoluzione Francese sono stati riferiti e commentati solo gli aspetti positivi. Ecco perchè oggi le crociate sono uno dei principali argomenti in bocca ai più accaniti nemici del Cristianesimo.

 
06/04/2010 - Un abisso tra religione cattolica ed islam. (Alberto Pennati)

Come non notare l'abisso tra quanto affermato da maometto: «Mi è stato ordinato di combattere tutti gli uomini fin quando non diranno: ‘Non c’è Dio se non Allah’» e la frase di Gesù: "Convertitevi e credete al Vangelo". Dove sta la superiorità?