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USA/ Non è colpa del medioevo se la nostra testa dice addio alla realtà

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Il terzo ha discusso dello sbigottimento che nasce a riguardo della natura dei numeri. Perché rimaniamo sbigottiti davanti alla natura dei numeri? Data la definizione di “sbiggotimento” si valuta quanto e come la natura dei numeri sbigottisca.

 

Gli sbigottiti a dire il vero eravamo noi prof, inclusi quelli di stretta appartenenza analitica. Certo, anche questi problemi - come gli angeli sullo spillo - possono nascondere gravi questioni logiche, ma il problema è che i candidati non le hanno affrontate e - soprattutto - non erano affatto consapevoli né della loro esistenza né del loro interesse, evitando ogni domanda che non rientrasse nei postulati di partenza. Tutti e tre partivano da una definizione e cercavano di applicarla. Solo che le definizioni sono sempre o troppo larghe o troppo strette e ciò crea dei problemi. Ma sono problemi interni alla definizione scelta.

 

Eppure la filosofia analitica era cominciata con la drammatica ricerca di ciò che è sensato e non sensato, con il tentativo di fondare la filosofia - così importante per la conoscenza umana - su una solida base logica ed evitare che essa coincida con uno stato d’animo o con un’arbitraria fissazione, con la passione per risultati che andassero d’accordo con quelli delle altre scienze e che rispettassero il senso comune. Ora invece che discutere dei singoli problemi - compresa la natura del tempo, l’ontologia degli oggetti, l’essenza dei numeri - per la loro connessione con quella base logica, che rimane un’ipotesi da verificare, l’analitica si è avviluppata in un gergo “scolastico”, ormai lontana dalla pratica reale della scienza e dagli sviluppi attuali della matematica. Ferma all’insiemistica di inizio secolo scorso, si dibatte su domande che danno per presupposti tutti i postulati di partenza, accettando che la filosofia non c’entri con la “famigerata” realtà e sia solo un gioco di una certa logica basata su alcune definizioni, senza preoccuparsi di affondare le proprie tesi né nella ricerca scientifica né nel senso comune.

Uno dei candidati alla domanda “come ha inciso sulla tua vita questo studio della filosofia?” ha risposto: “In nessun modo, mi ha insegnato che fare filosofia è veramente difficile”. E allora perché farla?

 



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COMMENTI
08/04/2010 - E la filosofia continentale? (Andrea Staiti)

Caro Gio, Da professore in un dipartimento americano votato alla "filosofia continentale" posso dirti che la situazione non e' tanto migliore. Preferisco sinceramente uno che si chiede seriamente se la torre eiffel con un naso fanno un oggetto senza sapere bene perche' rispetto a uno che vota la sua vita all'autodistruzione della ragione e al relativismo. Nessuna delle due cose e' particolarmente affascinante ma credo che sia piu' facile ripartire a pensare dalla filosofia analitica. Non la pensavo cosi' prima ma adesso ne sono quasi certo.

 
07/04/2010 - un mondo a parte ? (Antonio Servadio)

dissento che fare filosofia sia "veramente difficile". Non mi pare che quanto riferito nell'articolo sia un esempio di "filosofia" - non so come si potrebbe definire. Per certo mi pare qualcosa di autenticamente e vergognosamente sterile. Ringrazio l'articolista per avermi informato che esistono tali astrusita', sinceramente pensavo fossero cessate secoli addietro. A proposito, mi sovviene di una conferenza sul cancro tenutasi a Milano tra anni fa. Unico nel suo genere, era stato invitato anche un famoso "filosofo della scienza", autore di libri e docente a Milano. Ricordo anche quanto il suo inglese fosse faticoso e quanto poca cognizione avesse potuto dimostrare sul tema del convegno.