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USA/ Non è colpa del medioevo se la nostra testa dice addio alla realtà

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Ci sono momenti della storia in cui la filosofia diventa preda di questioni inutili. Così si dice, e perdoneranno i medievalisti, della scolastica. Ovviamente è un giudizio falso, e - ancor più ovviamente - alcuni dei problemi ritenuti senza significato avevano un profondo senso logico. Per esempio, la celebre questione di quanti angeli possano stare su una capocchia di spillo, appare inutile. Tuttavia, essa nasconde il profondo enigma matematico della continuità, i cui nessi sono stati messi in luce da Cantor nel XIX secolo e le cui conseguenze filosofiche rimangono ancora da esplorare.

Però, evidentemente, la corruzione di questo genere di questioni provocò più tardi - nell’apogeo dello scotismo - un pullulare di tecnicismi la cui connessione con la vita reale e con il dramma intellettuale sorgivo era ormai persa. Da qui il senso dispregiativo del termine.

 

Mi è capitato di assistere al processo di selezione del professore di metafisica di un’università americana. Il processo è meraviglioso per noi italiani: selezione di tre curriculum fra tutti quelli che hanno fatto domanda in base a credenziali di pubblicazioni e di raccomandazioni (pubbliche e firmate), presentazione di ciascuno dei candidati al consiglio di facoltà, lezione di ciascuno a cui tutti i professori devono essere presenti, e votazione finale da parte del consiglio. Il migliore vince.

Paradiso, inutile dirlo. Ma non discutiamo di questo. Discutiamo invece del fatto che i tre candidati, tutti provenenti dalle più celebri università statunitensi, hanno fatto le loro lezioni dimostrando l’inequivocabile marchio di una “scolastica” della filosofia analitica.

 

Il primo candidato ha discusso del “presentismo”, ovvero: ci sono tutte e tre le dimensioni del tempo o c’è solo il presente? Soluzione: si definisce il tempo come un insieme di proposizioni logiche, le proposizioni logiche non hanno svolgimento, ergo, c’è solo il presente.

Il secondo ha discusso del fatto che gli oggetti composti siano o meno degli oggetti. La torre Eiffel con un naso attaccato, è un oggetto o no? Soluzione: data una definizione di oggetto, si accerta che quel composto non è un oggetto, tuttavia ci sono anche livelli vaghi (non perfettamente composti) di oggetti che si chiamano proto-oggetti.

 

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COMMENTI
08/04/2010 - E la filosofia continentale? (Andrea Staiti)

Caro Gio, Da professore in un dipartimento americano votato alla "filosofia continentale" posso dirti che la situazione non e' tanto migliore. Preferisco sinceramente uno che si chiede seriamente se la torre eiffel con un naso fanno un oggetto senza sapere bene perche' rispetto a uno che vota la sua vita all'autodistruzione della ragione e al relativismo. Nessuna delle due cose e' particolarmente affascinante ma credo che sia piu' facile ripartire a pensare dalla filosofia analitica. Non la pensavo cosi' prima ma adesso ne sono quasi certo.

 
07/04/2010 - un mondo a parte ? (Antonio Servadio)

dissento che fare filosofia sia "veramente difficile". Non mi pare che quanto riferito nell'articolo sia un esempio di "filosofia" - non so come si potrebbe definire. Per certo mi pare qualcosa di autenticamente e vergognosamente sterile. Ringrazio l'articolista per avermi informato che esistono tali astrusita', sinceramente pensavo fossero cessate secoli addietro. A proposito, mi sovviene di una conferenza sul cancro tenutasi a Milano tra anni fa. Unico nel suo genere, era stato invitato anche un famoso "filosofo della scienza", autore di libri e docente a Milano. Ricordo anche quanto il suo inglese fosse faticoso e quanto poca cognizione avesse potuto dimostrare sul tema del convegno.